La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente, sospeso tra il passato ed il futuro, il creato e l'increato, il finito e l'infinito, l'azione e la preghiera, il bene e l'anelito di santità, le luci e le ombre, il dire e il fare, la gioia e il dolore, le parole e il silenzio, il visibile e l'invisibile, il donare e il ricevere, il familiare e l'estraneo, i profumi, i colori, i sapori della natura. Amo le porte, si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....




martedì 20 giugno 2017

San Pio X ed il Modernismo /1

 
La storia della Chiesa ci insegna che non pochi vescovi, durante il pontificato (dal 1903 al 1914) di papa Giuseppe Sarto (san Pio X), hanno ingenuamente  sottovalutato la gravità del pericolo modernista e ne hanno permesso la sopravvivenza. Esso, così, ha continuato a serpeggiare segretamente; poi cautamente è rinato pian piano sotto forma di nouvelle théologie o neomodernismo negli anni Trenta/Quaranta ed è stato condannato energicamente nel 1950 da Pio XII con l'Enciclica "Humani generis". Dopo la morte di quest'ultimo, “il modernismo redivivo” ha sfondato senza remore ogni argine con “l’aggiornamento” di Giovanni XXIII e con il Concilio Vaticano II. Infine ha raggiunto, in maniera ostentata, il vertice dell’ultra modernismo con papa Francesco, con il quale ci si trova praticamente già nello spirito del “Vaticano III”, auspicato da Rahner, Küng e  Schillebeeckx, secondo i quali il Vaticano II si sarebbe fermato a metà strada nella “rivoluzione” della Chiesa.
 
Nel Motu proprio Sacrorum Antistitum San Pio X mette in luce la malizia dei modernisti da lui qualificatiuna perniciosissima [‘dannosissima’, N. Zingarelli] genìa [‘accolta di gente malvagia’, N. Zingarelli] di uomini, che, nonostante siano stati smascherati nel 1907 con l’Enciclica "Pascendi" dalle sembianze di una presunta scienza ecclesiastica moderna, sono rimasti nella Chiesa per sovvertirla dall’interno sin dalle sue fondamenta, e perciò Pio X si augura che “nessun vescovo ignori che [...] non hanno abbandonato i loro propositi di turbare la pace della Chiesa”[1].
Papa Sarto sottolinea che essi sono “avversari tanto più temibili in quanto più vicini”[2] ribadendo ancora una volta il pericolo tipico del modernismo: il voler restare dentro la Chiesa per corroderne la sostanza lasciando solo l’apparenza così come un tarlo rode il mobile nel quale si annida.
 
Papa Pio X insiste molto sul pericolo dei falsi fratelli (San Paolo II Cor., XI, 26), che sono invece nemici e lottano contro la Chiesa e i veri fedeli e degli ecclesiastici modernisti i quali, data la loro posizione di comando nella Chiesa, sono i più temibili. Costoro, “abusando del loro ministero, inseriscono negli animi un’esca avvelenata per sorprendere gli incauti, diffondendo una parvenza di dottrina in cui si racchiude la somma degli errori”, essendo il modernismo  il collettore di tutte le eresie”.
 
Questa peste si diffonde in una parte del campo del Signore da cui sarebbero da aspettarsi i frutti più consolanti”, deplora San Pio X. Ed infatti il modernismo è penetrato massimamente nelle fila del giovane clero e anche nell’animo di alcuni ecclesiastici, che avrebbero dovuto lavorare all’edificazione della Chiesa e invece hanno lavorato per mutare il Cristianesimo in una vaga forma di esperienza religiosa sentimentalistica, senza dogmi, morale oggettiva, gerarchia e disciplina.
 
Tratto da QUI
 
 

giovedì 15 giugno 2017

Incoerenza in casa cattolica


Papa Francesco ha promosso gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che chiama i membri dello stato ad “assicurare l’accesso universale ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, inclusi quelli per la pianificazione, l’informazione e l’educazione familiare”.
Il che significa, sostanzialmente, assicurare l’accesso universale
 
all’aborto
 
alla contraccezione 
 
all’educazione sessuale.
 
Nonostante questo, il primo settembre 2016 egli ha affermato, nel suo messaggio per il giorno di preghiera per la cura dell’ambiente, di essere “grato che, nel settembre del 2015, le nazioni del mondo hanno adottato gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile”.
 
QUI l'articolo per intero
 

martedì 13 giugno 2017

Nuovi interessi, vecchie ideologie

        
Gli interventi di Sorondo, Turkson, Marx e Ravasi – con la condanna di Trump per aver ritirato la firma dagli 'Accordi di Parigi' – fanno trasparire un mix di ignoranza, ideologia e conformismo. Ma soprattutto sono anch’essi il segno della protestantizzazione della Chiesa.
di Riccardo Cascioli (07-06-2017)
Tratto da QUI
 
È peggio l’ignoranza, l’ideologia o il conformismo? È una domanda inevitabile quando leggi – esterrefatto – dichiarazioni e interviste di alti prelati che commentano scandalizzati il ritiro degli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi sul clima.
Ha cominciato l’ineffabile monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, presidente delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze sociali, parlando di «un disastro per il mondo intero», di scelta irrazionale perché va contro la scienza e contro l’evidenza indiscutibile secondo cui i cambiamenti climatici «hanno conseguenze negative sulla salute dei popoli in tutto il mondo». Evidenza indiscutibile? Forse mons. Sorondo potrebbe dare un’occhiata ai tanti interventi, a suo tempo fatti anche in Vaticano, del professor Antonino Zichichi, fondatore della Federazione Mondiale degli Scienziati, che in quanto a scienza ha qualche titolo in più del monsignore e che da anni bolla come bufala la teoria del Riscaldamento globale antropogenico. Perché è di questo che stiamo parlando, ovvero della teoria per cui esisterebbe oggi una alterazione del clima causata dalle attività umane che sta portando al disastro l’intero pianeta. Oppure potrebbe ascoltare questo breve video del professor Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, che prova a spiegare alla Commissione ambiente del Senato, le idiozie su clima ed energia che vengono spacciate per scienza.
Sorondo ovviamente non è stato il solo: a ruota è seguito il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano, che ha accusato il presidente americano Donald Trump di «politicizzare» la questione del clima che è «un bene pubblico globale». Politicizzare? Ma è proprio la teoria del riscaldamento globale antropogenico che è “politica”, come dimostra la storia di come questo concetto si è affermato (per una storia completa vedi R. Cascioli, Il clima che non t’aspetti. Edizioni Bussola, acquistabile qui). Poi non poteva mancare il cardinale Reinhard Marx che, in qualità di presidente delle Conferenze episcopali della Comunità Europea (Comece), ha parlato di «duro colpo inflitto al clima di fiducia globale che aveva generato» l’Accordo di Parigi. Ma il cardinale Marx ha mai letto l’Accordo di Parigi? Perché se uno crede davvero alla teoria del Riscaldamento globale antropogenico e alla catastrofe prossima ventura, bé, l’accordo di Parigi può solo gettare nella disperazione, altro che fiducia: diminuzione delle emissioni di anidride carbonica ma su base volontaria e con tempo fino al 2100. Da ridere.
Infine a sorpresa ha voluto dire la sua anche il cardinale Gianfranco Ravasi, non si sa bene a che titolo. Infatti accusa Trump di non aver tenuto in considerazione «il tutto, l’interconnessione, il generale, il mondo», perché la persona umana è «relazione». Insomma Trump si è «isolato», ha cancellato la «solidarietà», come se la solidarietà fosse un valore in sé e non invece legato al bene comune da perseguire.
E poi, ancora la confusione tra cambiamento del clima e inquinamento dell’aria. Non se ne può più, proviamo a rispiegare:
 
l’anidride carbonica (CO2) non solo non è inquinante, ma è il mattone della vita, senza CO2 non ci sarebbe vita. L’anidride carbonica è invece un gas serra, considerata da una parte di scienziati responsabile del riscaldamento globale. Ma sul totale dei gas serra l’anidride carbonica non conta più del 5% perché il principale gas serra (circa il 90% del totale) è il vapore acqueo. Sebbene l’uso di combustibili fossili provochi sia l’inquinamento sia le emissioni di CO2 non c’è relazione diretta, tanto è vero che nel mondo occidentale l’inquinamento dell’aria diminuisce mentre le emissioni di CO2 aumentano. Ma anche il rapporto tra CO2 e cambiamenti climatici è tutto da verificare, tanto è vero che da 15 anni c’è una pausa nell’aumento delle temperature globali mentre le emissioni di CO2 continuano ad aumentare.
 
Ignoranza, approccio ideologico, conformismo. Forse è un misto di tutti e tre i fattori a determinare le dichiarazioni di questi eminenti rappresentanti della Chiesa. Ma alla fine non è neanche questo il punto più importante. Ciò che crea veramente scandalo è la riduzione della Chiesa di Cristo a braccio esecutivo dell’ONU; è vedere la Santa Sede impegnatissima non ad annunciare Cristo, a renderlo presente a tutti gli uomini, ma ad organizzare il consenso attorno a politiche globali, oltretutto discutibili.
 
Nelle sedi internazionali fino a poco tempo fa, la Chiesa cattolica era l’unico punto di resistenza a un’ideologia globalista; non per partito preso ma perché aveva a cuore soltanto l’uomo, la sua dignità, la sua libertà, messe in discussione da tale ideologia. Oggi non solo ha cessato di resistere, sembra stia tentando di prendere addirittura la guida del Nuovo Ordine Mondiale. Da qui la rabbia dei suddetti prelati per la posizione assunta da Trump, che da questo globalismo senza senso si è sfilato.
 
Anche questo è un effetto della protestantizzazione in corso nella Chiesa: il catastrofismo ecologista infatti nasce nel mondo di tradizione protestante e origina dalla concezione totalmente negativa dell’uomo che proviene da Lutero e successori. E noi ci stiamo cascando dentro.

mercoledì 7 giugno 2017

Quale Europa?

"In un'intervista di una decina d'anni fa, mi è stato chiesto con molto candore e con invidiabile ottimismo: "Ritiene anche Lei che l'Europa o sarà cristiana o non sarà?". Mi pare che la mia risposta di allora possa ben servire alla conclusione del mio intervento di oggi. Io penso - dicevo - che l'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la "cultura del niente", della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l'atteggiamento largamente dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa "cultura del niente" (sorretta dall'edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all'assalto ideologico dell'Islam, che non mancherà: solo la riscoperta dell'avvenimento cristiano come unica salvezza per l'uomo -e quindi solo una decisa risurrezione dell'antica anima dell'Europa- potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto.

Purtroppo né i "laici" né i "cattolici" pare si siano finora resi conto del dramma che si sta profilando. I "laici", osteggiando in tutti i modi la Chiesa, non si accorgono di combattere l'ispiratrice più forte e la difesa più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità e di libertà: potrebbero accorgersene troppo tardi.
 
I "cattolici", lasciando sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta e sostituendo all'ansia apostolica il puro e semplice dialogo a ogni costo, inconsciamente preparano (umanamente parlando) la propria estinzione.
 
La speranza è che la gravità della situazione possa a un certo momento portare a un efficace risveglio sia della ragione sia dell'antica fede.
E' il nostro augurio, il nostro impegno, la nostra preghiera. "

(Card. Giacomo Biffi (Rip) in una intervista del 27.10.2000 )

lunedì 5 giugno 2017

Imparare ad amare


Un'antica consuetudine pone il mese di giugno al centro della devozione al Sacro Cuore di Gesù. Ecco un breve pensiero tratto  dal libretto “Il Sacro Cuore – Mese al Sacro Cuore di Gesù-” del Salesiano don Giuseppe Tomaselli:
 
"Le richieste che Gesù fece a Santa Margherita furono diverse; la più importante, anzi quella che tutte le racchiude, è la richiesta dell’amore. La devozione al Cuore di Gesù è devozione di amore.
Amare e non essere ricambiati nell’amore, è cosa che rattrista. Fu questo il lamento di Gesù: vedersi trascurato e disprezzato da coloro che tanto ha amato e tanto continua ad amare. Per spingerci ad innamorarci di Lui, presentò il Cuore fiammeggiante.
 
Il Cuore! … Nel corpo umano il cuore è il centro della vita; se non pulsa, c’è la morte. Esso è preso come simbolo di amore. – Ti offro il cuore! – si dice a persona amata, volendo significare: Ti offro quanto ho di più prezioso, tutto il mio essere!
 
Il cuore umano, centro e sorgente degli affetti, deve battere prima di tutto per il Signore, Sommo Bene. Quando un dottore della legge chiese: Maestro, qual è il più grande comandamento? – rispose Gesù: Il primo e massimo comandamento è questo: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente … (S. Matteo, XXII – 3G).
L’amore di Dio non esclude altri amori. Gli affetti del cuore possono anche dirigersi al nostro simile, ma sempre in rapporto a Dio: amare il Creatore nelle creature.
E’ ottima cosa quindi amare i poverelli, amare i nemici e pregare per loro. Benedice il Signore gli affetti che uniscono i cuori degli sposi: dà gloria a Dio l’amore che i genitori portano ai figli ed il loro ricambio.
Se il cuore umano si lascia senza freno, facilmente vi sorgono gli affetti disordinati, che talora sono pericolosi e talvolta gravemente peccaminosi. Il demonio sa che il cuore, se è preso da ardente amore, è capace del più grande bene o del più grande male; perciò quando vuol trascinare un’anima all’eterna perdizione, comincia a legarla con qualche affetto, dicendole dapprima che quell’amore è lecito, anzi doveroso; poi le fa comprendere che non è un gran male ed in fine, vedendola debole, la getta nell’abisso del peccato. È facile conoscere se l’affetto ad una persona è disordinato: nell’anima resta l’inquietudine, si soffre di gelosia, si pensa di frequente all’idolo del cuore, col pericolo di svegliare le passioni. Quanti cuori vivono nell’amarezza, perché il loro amore non è secondo la volontà di Dio!
Il cuore non può essere pienamente appagato in questo mondo; cominciano a pregustare la sazietà del cuore, preludio della felicità eterna, soltanto coloro che rivolgono gli affetti a Gesù, al suo Sacro Cuore. Quando Gesù regna sovrano in un’anima, questa trova la pace, la vera gioia, avverte nella mente una luce celeste che l’attrae sempre più al ben operare. I Santi amano fortemente Dio e sono felici anche nelle inevitabili pene della vita. San Paolo esclamava: Sovrabbondo di gioia in ogni mia tribolazione … Chi può separarmi dall’amore di Cristo? … (II Corinti, VII-4). I devoti del Sacro Cuore devono nutrire sempre affetti santi e tendere all’amore di Dio. L’amore si alimenta col pensare la persona amata; perciò si rivolga spesso il pensiero a Gesù e s’invochi con fervorose giaculatorie. Quanto piace a Gesù l’essere pensato! Diceva un giorno alla sua Serva Suor Benigna Consolata: Pensami, pensami spesso, pensami di continuo!"
 
Tratto da QUI

martedì 30 maggio 2017

Magistero retorico ed affettivo

Da molti anni la teologia cattolica, inficiata di storicismo idealistico, va togliendo all’interpretazione del dogma cristiano le sue essenziali coordinate logiche e metafisiche, e con esse la nozione di verità rivelata, sostituendola con la dialettica del progresso umano e delle riforme sociali.

Al messaggio divino della Redenzione offerta da Cristo si è andati sostituendo l’illusione dell’umanesimo ateo, che immagina l’uomo di oggi non più bisognoso di salvezza perché ormai capace di trascendersi e di realizzare con le sue forze il Paradiso in terra.
 
Dal Vaticano II in poi, questa falsa teologia ha penetrato progressivamente anche il linguaggio del magistero ecclesiastico (non più sobrio e dottrinale ma sempre più retorico e affettivo) e ha indotto molti vescovi e persino qualche Papa a una prassi pastorale che sembra mirare a un sistematico “superamento-toglimento” della Tradizione, soprattutto per quanto riguarda i valori autenticamente soprannaturali, sostituiti dai valori meramente naturali, propri dell’umanesimo secolaristico oggi dominante nella cultura occidentale.
Inevitabile, di conseguenza, il disorientamento delle coscienze dei comuni fedeli, che non vedono più nei loro Pastori – ormai apertamente divisi sui motivi e sulle finalità delle riforme dottrinali, disciplinari e liturgiche – una guida unanime e coerente.

(Mons. Antonio Livi)

lunedì 29 maggio 2017

Fuoco amico

C’è qualcosa di inedito, oggi, per milioni di cattolici: all’assedio di una cultura avversa, nichilista ed atea, cui gli europei sono ormai abituati, più o meno, da due secoli, si aggiunge il quotidiano fuoco amico. Sino a quattro anni or sono, infatti, la Chiesa aveva una sua unità: non mancavano, come non sono mai mancati, accanto gli approfittatori e agli ipocriti, gli eretici, cioè coloro che miravano a distruggere il patrimonio profondo della fede. Ma dovevano in quale modo mimetizzarsi. Oggi non serve più: i media laicisti e la sede apostolica cantano e suonano sempre la stessa canzone. Aprite Radio radicale: l’idolo è Bergoglio. Leggete Repubblica: l’idolo è Bergoglio. Ascoltate i discorsi dei campioni del mondialismo: non mancherà un ossequioso tributo all’attuale inquilino di santa Marta. Coloro che detestavano Benedetto e la Chiesa, oggi venerano Bergoglio.
 
Cosa piace, ai tradizionali nemici della Chiesa, di Bergoglio? Che è il più efficace picconatore della fede. Una città si prende più facilmente con un cavallo di Troia, che con un assedio.
Bergoglio è esattamente questo cavallo di Troia. Ogni giorno sfonda un muretto, scardina un architrave, incrina un dogma… Sempre in modo ambiguo, sempre ammiccando alla cultura dominante; sempre presentandosi come un innovatore aperto ai tempi, diverso dai predecessori. L’Islam? Una “religione di pace”. L’immigrazione senza limiti, dietro cui ci sono sfruttamento e commercio di carne umana: una “benedizione”. La cultura gay: o silenzio o frasi ambigue, del tipo “chi sono io per giudicare?”. Quanto ai cattolici che rimangono fedeli alla moglie, alla dottrina, all’insegnamento ricevuto? Sepolcri imbiancati, farisei, duri di cuore…
 
Un amico, che in chiesa non ci vorrebbe più andare tanto si sente tradito, ha ribattezzato Bergoglio “Anatema I”. Molto azzeccato, visto che ad ogni apertura ad extra, corrisponde una violenta invettiva ad intra. Paolo VI parlava di “autodemolizione della Chiesa attraverso i suoi ministri” e di “fumo di Satana nel tempio di Dio”: sapeva bene con queste parole, di richiamare le profezie, che hanno sempre previsto l’apostasia nella chiesa come segno apocalittico. Quest’apostasia può esserci, maggiore o minore, in ogni tempo, ma oggi è più evidente che mai. I sacerdoti fedeli vengono perseguitati, quelli infedeli, premiati.
 
A Roma, me lo testimoniano numerosi amici che vivono addentro alle vicende vaticane, la corte non è mai stata tanto cortigiana: Bergoglio promuove sistematicamente coloro che portano avanti la sua visione, e annichilisce chi dissente. Non ha fatto nulla di concreto, riguardo a ciò che ha promesso (IOR, pedofilia…); non muove un dito di fronte agli scandali economici che toccano i pupilli come mons. Paglia o mons. Mogavero, ma utilizza la mannaia, o l’ingiuriosa noncuranza, verso chi osa pronunciare una domanda o proporre un legittimo dubbio. Intanto, ogni volta che può, nomina vescovi coloro che sposano le parti più controverse dell’Amoris laetitia, che fanno del dialogo con l’Islam o dell’apertura indiscriminata all’immigrazione la loro priorità.
 
Sentir parlare il nuovo vescovo di Ferrara, mons. Perego, è quantomai imbarazzante, ma anche istruttivo: laddove Benedetto XVI aveva messo un uomo come Mons. Luigi Negri, ortodosso e rigoroso, Bergoglio ha piazzato, in sostituzione, un prelato che è in tutto e per tutto l’esatto contrario.
Per non parlare di Mons. Galantino e di tutti i colonelli e gli ufficiali che partecipano alla demolizione della Chiesa trasformandola in una ONG politicizzata e evitando sempre di alzare la voce quando in parlamento si promuovono eutanasia, droga libera, matrimoni gay…
 
Come avviene tutto questo? In un clima, come si diceva, cortigiano: ci sono file di prelati che hanno compreso che il vecchio cursus honorum non vale più. Le congregazioni non decidono più nulla; i vescovi in carica e i nunzi vengono sentiti solo pro forma; la sinodalità è una parola senza significato, un puro flatus vocis. Decide tutto Francesco, per cui bisogna entrare nelle sue grazie, adularlo e sfuggire le sue ire improvvise; bisogna assecondarlo nella sua convinzione di essere davvero un grande riformatore, come san Francesco, o come Lutero, o come Castro (per Bergoglio, che non brilla certo per cultura né per raffinatezza teologica o filosofica, è tutto lo stesso).
Si assiste così a carriere improvvise; a uomini che salgono impetuosamente e che altrettanto improvvisamente scompaiono (con in tasca la nomina cui aspiravano); a preti incontrati da Bergoglio una o due volte, di cui egli si “innamora”, e che si trovano d’incanto premiati, coccolati, vezzeggiati, persino messaggiati… Sì, la Chiesa è una monarchia, ma una monarchia “costituzionale”. Se nella Chiesa non ci sono più depositum fidei, rispetto per il magistero precedente, diritto canonico, tribunali ecclesiastici ecc., mi confida un importante e santo ecclesiastico, “allora la Chiesa diventa non più una monarchia, ma una tirannia. E il modo con cui Bergoglio si comporta con le persone, è lo stesso che con cui tratta la dottrina, che dovrebbe conoscere e di cui dovrebbe essere servo, e non padrone”.
Perché, gli chiedo, lei dice “dovrebbe conoscere”? “Si rende conto — mi risponde — che quando gli fanno una domanda che meriterebbe una risposta decisa e contro corrente, rimanda al catechismo, o, come nel caso della bioetica, dice che lui di questo non se ne intende? Si intende, a suo dire, di clima, di ambiente, di immigrazione, di sociologia, di traffico di armi… ma quanto alla fede, o rimanda ad un testo che difficilmente i giornalisti conoscono o proclama la propria ignoranza. Secondo Lei perché?”. Spalle al muro, non posso esimermi dal rispondere: “Si vede bene che, quanto al catechismo, un po’ lo ignora, un po’ non gli piace, ma non può dirlo apertamente; un po’, infine, evita di citarlo esplicitamente, per evitare di farsi nemici tra i suoi fans laicisti”.
“Sa perché il papa non risponde e non risponderà mai ai dubia?”, conclude il mio interlocutore. Perché? “Glielo dico io: perché se rispondesse, diverrebbe evidente che l’Amors laetita rompe bruscamente con duemila anni di tradizione; lui vuole rompere, ma senza dirlo, gesuiticamente. E per un altro motivo: ignorando bellamente non 4 ma moltissimi cardinali, afferma chiaramente che decide tutto lui, e che del collegio cardinalizio non gliene importa nulla. Immagina se Pietro avesse ignorato i dubia di Paolo? La Chiesa sarebbe morta sul nascere…”.
 
di Antonio Righi (©La Verità, 23-05-2017)
 

venerdì 26 maggio 2017

Musulmani ed immigrazione

 
Propongo lo stralcio di un'intervista al Card. Giacomo Biffi(rip) sull'immigrazione in Italia, che a distanza di diciassette anni è ancora di grande attualità. QUI  il testo intero
 
Il caso dei musulmani
 (...) è evidente che il caso dei musulmani vada trattato a parte. Ed è sperabile che i responsabili della cosa pubblica non temano di affrontarlo a occhi aperti e senza illusioni.

Gli islamici -nella stragrande maggioranza e con qualche eccezione- vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra "umanità", individuale e associata, in ciò che ha di più essenziale, di più prezioso, di più "laicamente" irrinunciabile: più o meno dichiaratamente, essi vengono a noi ben decisi a rimanere sostanzialmente "diversi", in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro.

Hanno una forma di alimentazione diversa (e fin qui poco male), un diverso giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile col nostro, una concezione della donna lontanissima dalla nostra (fino a praticare la poligamia). Soprattutto hanno una visione rigorosamente integralista della vita pubblica, sicché la perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte della loro fede indubitabile e irrinunciabile, anche se aspettano prudentemente a farla valere di diventare preponderanti. Non sono dunque gli uomini di Chiesa, ma gli stati occidentali moderni a dover far bene i loro conti a questo riguardo. (...)

Va anzi detto qualcosa di più: se il nostro Stato crede sul serio nell'importanza delle libertà civili (tra cui quella religiosa) e nei princìpi democratici, dovrebbe adoperarsi perché essi siano sempre più diffusi, accolti e praticati a tutte le latitudini. Un piccolo strumento per raggiungere questo scopo è quello della richiesta che venga data una "reciprocità" non puramente verbale da parte degli stati di origine degli immigrati. (...)

Per quanto possa apparire estraneo alla nostra mentalità e persino paradossale, il solo modo efficace e non velleitario di promuovere il "principio di reciprocità" da parte di uno Stato davvero "laico" e davvero interessato alla diffusione delle libertà umane, sarebbe quello di consentire in Italia per i musulmani, sul piano delle istituzioni da autorizzare, solo ciò che nei paesi musulmani è effettivamente consentito per gli altri. (...)
 
Gli appartenenti alle religioni non cristiane vanno amati e, quanto è possibile, aiutati nelle loro necessità. Da alcuni di loro -segnatamente dai musulmani- possiamo tutti imparare la fedeltà ai loro esercizi rituali e ai loro momenti di preghiera, ma non tocca a noi prestare positive collaborazioni alla loro pratica religiosa.
 
A questo proposito, è utile richiamare quanto è disposto dalla Nota CEI del 1993: "Le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione, per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese, cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali" (n. 34).
 
Intervento dell'arcivescovo di Bologna Card. Giacomo Biffi (di felice memoria) al Seminario della Fondazione 'Migrantes'
 
30 settembre 2000   

martedì 23 maggio 2017

Salvami, o Dio!


LA PREGHIERA DELL'ANIMA AFFRANTA A GESU' EUCARISTICO
(Testo del Servo di Dio don Dolindo Ruotolo)

Salvami, o Dio, 
perché le acque della tribolazione 
sono penetrate sino all'anima mia.
Sono immerso nel fango della mia miseria
e mi sento senz'appoggio.

I miei occhi si sono consunti dal pianto,
mentre ti aspetto, o mio Dio.

Tu conosci, o Dio, la mia stoltezza,
e i miei peccati non ti sono nascosti.
Perdonami, risanami, rinfrancami, 
non rimanga confusa l'anima mia che ti cerca, 
il mio cuore che ti brama.

Vieni Tu in mio aiuto,
non rimanga confusa l'anima mia,
non ceda ora alle lusinghe del mondo!

A Te rivolgo le mie preghiere, o Signore, 
innanzi ai tuoi Altari Eucaristici; 
qui è il mio vero aiuto, 
questo tempo che passo con Te
è per me il tempo della grazia e della misericordia.

Traimi dal fango del mondo 
perché io non vi affondi, 
liberami dalle insidie di satana che mi odia, 
non permettere che io sia sommerso 
dai flutti delle mie passioni 
e che m'inghiottisca l'abisso!

Esaudiscimi, o Signore, 
perché la tua pietà è benigna, 
guardami nella tua grande misericordia, 
non nascondermi la tua faccia, 
affrettati ad esaudirmi poiché sono nell'angustia!

Vieni all'anima mia e liberala,
salvami perché i miei nemici
si sono moltiplicati intorno a me 
e minacciano di morte l'anima mia.

Ho il cuore spezzato, sono affranto,
ho atteso invano qualcuno che mi consolasse 
e non l'ho trovato,
perché il mondo non sa darmi 
che il fiele e l'aceto, l'amarezza e l'asprezza.

Il demonio mi tenta mi attrae con i benefizi temporali, 
col miraggio delle ricche mense, 
con l'illusione della luce falsa, 
con l'ideale della forza.

Si offuschi la sua falsa luce, 
vacilli la sua effimera potenza!

Io sono misero e dolente, o Signore,
il tuo soccorso salutare mi sollevi.

Amen.

martedì 16 maggio 2017

Tolkien: il segreto per un matrimonio felice


di Sonia Ritondale
J.R.R. Tolkien era un romantico. Quando incontrò la sua futura moglie, Edith, all'età di 16 anni, s'innamorò all'istante e iniziò mmediatamente un corteggiamento informale, invitandola regolarmente nelle sale da tè locali. Quando il sacerdote che gli faceva da tutore scoprì la sua storia d'amore, tuttavia, gli proibì di avere contatti con Edith sino all'età di 21anni, per non farlo distogliere dai suoi studi. Tolkien seppur a malincuore obbedì. Per 5 lunghi anni, attese l'unica donna certo che fosse la sua anima gemella. La sera del suo 21.mo compleanno, scrisse una lettera a Edith, dichiarandole il suo amore e chiedendola in sposa. Una settimana dopo, erano fidanzati in attesa del matrimonio.
 
Durante la sua vita, Tolkien scrisse poesie d'amore alla moglie e, nelle sue lettere agli amici, scrive di lei in maniera brillante. Ma forse il più famoso e intramontabile contributo alla sua amata sposa fu l'intrecciare la sua storia d'amore con la mitologia del Middle Earth nella storia di Beren e Luthien.
 
Scrisse al figlio, Christopher: "Non l'ho mai chiamata Edith Luthien - ma ella fu la fonte della storia che a quel tempo divenne la parte principale del Silmarillion. Fu all'inizio pensata in una piccola foresta, una radura traboccante di cicuta a Roos nello Yorkshire (dove fui per un breve periodo al comando di un avamposto di Humber Garrison nel 1917, e lei poté vivere con me per un pò). In quei giorni i suoi capelli color corvino, la sua carnagione chiara, i suoi occhi più brillanti come non li avevo visti mai......."
 
Neppure dopo la morte, Tolkien avrebbe lasciato la sua Edith. Fu seppellito accanto a lei e sotto un'unica lapide erano scritti i nomi di Beren e Luthien.
 
J.R.R. Tolkien fu felicemente sposato per 55 anni. Che cosa aveva Tolkien che molti matrimoni non hanno? Come lo fece funzionare? La risposta è semplice: capì che il vero amore implica l'abnegazione.
 
La nozione moderna di amore è puro sentimento e si focalizza soprattutto sull'io. Se qualcuno ti eccita, se ti fa palpitare allora si che puoi dire di essere innamorato secondo le definizioni moderne.
Proprio perché era profondamente legato a sua moglie Tolkien rigettava questa idea squallida sull'amore. Egli abbracciava invece l'idea cattolica del vero amore fondato sull'altro- qualcosa che richiede il sacrificio degli istinti naturali e un'azione determinata sulla volontà.
 
 
In una lettera al figlio Michael scrisse: 
"Nessun uomo può amare la sua sposa in anima e corpo senza un esercizio consapevole e deliberato della volontà, senza abnegazione. Ho sentito questo troppe poche volte in Chiesa, quasi mai fuori...
Quando il fascino finisce, o semplicemente le cose non vanno al meglio, l'uomo pensa di aver fatto un errore, che la vera anima gemella sia ancora da trovare. In realtà, la vera anima gemella risulterà essere solo la prima persona sessualmente attraente che gli capiterà davanti...
In realtà, la "vera anima gemella" è quella che hanno sposato... In questo mondo decaduto abbiamo come nostre uniche guide la prudenza, la saggezza (così poca in gioventù, troppo tardi nella vecchiaia), un cuore puro e la fedeltà nella verità..." 
 
Lo sforzo per la castità e la fedeltà non finisce mai...
L'essenza dell'amore è un atto di volontà. I sentimenti vanno e vengono nel matrimonio. Quelli che hanno matrimoni felici sono quelli che scelgono- scelgono di amare le loro mogli più di se stessi, che scelgono di sacrificare i loro desideri "a breve termine" per una felicità a lungo termine, quelli che "scelgono di dare invece che di prendere".
 
La vera gioia e la felicità senza fine nel matrimonio sono possibili. Innumerevoli matrimoni, incluso quello di Tolkien dimostrano il fatto. Ma non troveremo mai la gioia se siamo concentrati su noi stessi. Il paradosso è che ti devi dimenticare di te stesso per trovare la felicità che cerchi.
 
 
 Titolo originale: Tolkien: il segreto per un matrimonio felice
Fonte: Aleteia, 31/07/2015
 
TOLKIEN E IL SEGRETO PER UN MATRIMONIO FELICE
La vera gioia senza fine nel matrimonio è possibile, ma non la troveremo mai se siamo concentrati su noi stessi.

Nota di BastaBugie:
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Per approfondimenti sul Signore degli Anelli e Lo Hobbit, i capolavori di Tolkien, clicca QUI
 
 
 

lunedì 15 maggio 2017

Attenti alla 'Balena Blu'

'Blue Whale', 'Balena Blu' è il titolo di un nuovo “gioco” su Internet che sta facendo molte vittime tra gli adolescenti. Vista la tragicità, chiamarlo gioco è alquanto inopportuno: è un girone perverso, una vera e propria macchina dell'orrore, che esige un finale drammatico. Una dura sfida lunga cinquanta giorni che impone il superamento di cinquanta prove, le prime alquanto banali, altre più impegnative come svegliarsi alle 4,20; guardare film dell'orrore per 24 ore consecutive o ascoltare un certo tipo di musica; ne seguono altre macabre ed autolesioniste (tagliarsi un braccio, provocarsi delle ferite con le lamette, disegnarsi con un coltello una balena sul braccio) o basate sull’autoumiliazione fino all’ultima estrema e raccapricciante. A gestire questo percorso di prove è una sorta di arbitro in rete, che chiede di fornire, di volta in volta, dimostrazioni o foto delle prestazioni fatte e la cancellazione di quelle comprovate in precedenza.
 
Il gioco termina con la richiesta di un'ultima agghiacciante prova: il suicidio. Viene consigliato di cercare il palazzo più alto e gettarsi nel vuoto, ma viene accettato qualunque altro modo di suicidarsi, da dimostrare con un selfie.
 
Il gioco mortale sarebbe stato lanciato su VKontakte, una sorta di Facebook russo (dove si trovano almeno 1500 gruppi “social” istiganti al suicidio)e si è diffuso presto tra gli adolescenti. A novembre dell'anno scorso è stato arrestato un giovane russo, Philip Budeykin, accusato di aver ideato questo gioco, di aver creato un 'gruppo della morte' su Internet e provocato il suicidio di 15 ragazzini. Secondo un quotidiano locale, Novaya Gazeta, dal 2015 Balena Blu avrebbe causato la morte di 130 adolescenti. Fra i giovanissimi è diventata virale la foto di Rina, una ragazza di sedici anni che il 23  novembre 2015  si è fatta decapitare da un treno in una città della Siberia, poggiando la testa sui binari.
 
Intanto, col passare del tempo il macabro gioco si è diffuso in altri Paesi, come Francia, Spagna, Colombia, Cile, Brasile, Bolivia e Uruguay dove sono già state avviate delle indagini. Quasi certamente la moda suicida è arrivata anche in Italia: la polizia ferroviaria ha emanato statistiche preoccupanti: dal 2016 sono state ben 98 le vittime “accidentali”, con un inquietante aumento del 63% rispetto agli anni precedenti.
 
 

 

venerdì 12 maggio 2017

Le (s)virtù di Bergoglio

Nonostante ormai sia evidente che, se l’ “effetto Bergoglio” c’è, è il contrario di quello che proponeva, alcuni anni fa, il professor Massimo Introvigne (i fedeli a messa non aumentano ma diminuiscono), forse cercare di capire perchè la chiesa oggi sia così divisa può avere un significato. A costo di comparire nuovamente in una delle liste di proscrizione stilate dai nuovi papisti di Repubblica, Corriere della sera, Stampa, Espresso… tutti giornali arruolati nella difesa ad oltranza di Bergoglio, almeno quanto erano attivi nell’attacco sistematico a Benedetto, proverò ad analizzare alcune delle evidenti virtù di Bergoglio, all’origine del malessere di moltissimi cattolici.
La prima virtù è la prudenza, soprattutto quando si parla di questioni politiche. Alcuni giorni orsono Bergoglio ha dichiarato che lo Stato italiano gestisce nientemeno che “campi di concentramento” per migranti. Dove abbia potuto ricavare una simile notizia, piuttosto sconvolgente, non è dato saperlo. Ma non è certo la prima volta che Bergoglio fa dichiarazioni clamorose, magari aggiungendo frasi come “a quanto mi hanno detto“, “se è vero quello che mi hanno detto“…
La prudenza diventa esemplare nei viaggi sull’aereo: dopo ogni viaggio, Bergoglio parla di tutto, a braccio, generando equivoci su equivoci, creando ogni volta il panico. Se poi il tema è politico, la prudenza diventa attacco preventivo a candidati presidenziali (vedi il caso Trump), insieme a frasi del tipo “non mi voglio occupare di politica ma“. Se il politico di turno è invece notoriamente anti-cristiano, l’elogio è assicurato: per Bonino, Pannella, Napolitano, Castro, Morales… solo encomi.
Fanno parte del suo atteggiamento prudente anche le relazioni non istituzionali, ma amichevoli e ripetute, con uomini politici come Andrea Orlando, cresciuto nel Pci, lontanissimo da ogni valore cristiano, ma divenuto intimo del pontefice per la sua apertura ad un’amnistia per i carcerati. Sì, perchè se in Parlamento si discute di temi etici, Bergoglio si tiene fuori; se il tema è l’amnistia, o i migranti, l’intervento a gamba tesa è assicurato (tanto la stampa a lui devota non parlerà di ingerenza, come farebbe invece nel caso intervenisse su eutanasia…).
Un’altra virtù, connessa con la prima, è la riservatezza: Bergoglio rilascia interviste ad ogni piè sospinto, quasi fosse un uomo di spettacolo, o un politico. Questa iper-esposizione mediatica rende le su parole sempre meno incisive, generando un senso di sazietà incredibile. Visto poi che i temi che tratta sono sempre gli stessi, l’effetto saturazione è assicurato. Sentir parlare ogni giorno del dovere di accogliere gli emigranti, può generare rigurgiti persino nei più accoglienti e nei più disponibili. L’assenza poi, di ogni problematicità, rende certi discorsi imbarazzanti per la loro superficialità.
Un’altra virtù è la varietà: Bergoglio parla di migranti, di “Chiesa in uscita”, attacca i farisei, sostiene che “Dio non è cattolico”… letti tre discorsi, si è letto tutto. Anche perchè non di rado cita se stesso, mentre ha ben poca dimestichezza con il magistero dei suoi predecessori. Se deve parlare di temi più tipicamente cristiani, la vena retorica si secca; se all’ordine del giorno ci sono eutanasia, matrimonio gay, utero in affito, o rimanda al catechismo, o glissa, o lancia qualche singola dichiarazione cui non corrisponde nessuna azione concreta.
Un’altra virtù è la sinodalità e la disponibilità all’ascolto: è vero che parla moltissimo e annuncia novità ad ogni piè sospinto; è vero che sono più le telefonate che fa, che quelle che riceve, ma sa ascoltare. Però alla fine decide tutto lui. I vescovi dell’Emilia Romagna propongono un candidato per Bologna? Cestinato senza problemi. Così quasi sempre. Gli unici ad essere ascoltati sono i soliti: Spadaro, Galantino, Marx, Kasper…
Ai cardinali che pongono dei dubbi, non un cenno di risposta, neppure un incontro personale. Ci sono prima le telefonate a Scalfari, gli incontri con Benigni, le interviste ai giornali…
Il sinodo, pur indirizzato con ogni mezzo nella direzione voluta, non va come vuole lui. Allora ricorda a tutti i padri sinodali che la Chiesa deve agire cum Petro e sub Petro e scrive il documento da solo, mettendo quello che aveva già deciso all’inizio, in nota. Per poi indirizzare gli episcopati amici (Germania, Malta…) ed utilizzarli come ennesimo ariete. L’ascolto diventa eclatante nei casi dei numerosi commissariamenti: destabilizza interi ordini religiosi (vedi Francescani dell’Immacolata), senza neppure ascoltare, una sola volta, i suoi fondatori; crea una situazione inaudita nell’Ordine di Malta, che decapita con una fretta e un durezza senza precedenti; ignora bellamente due Family day, promossi dal laicato cattolico, cui non rivolge neppure un saluto nonostante nella sua predicazione vi sia spesso il riferimento  di rito al ruolo dei laici…
L’umiltà: Bergoglio ha deciso di prendere un nome, quello di Francesco, che nessuno aveva mai osato assumere. Francesco infatti è sempre stato considerato il santo più simile a Gesù, il più inarrivabile. Inoltre è stato un grande riformatore: “va e ripara la mia casa“. In verità Bergoglio, per ora, non ha toccato la curia; ha lasciato lo Ior come stava; ha piazzato uomini e  donne che poi lui stesso ha dovuto cacciare… ma nessun mea culpa, e nessuno gli toglie dalla testa di essere il salvatore di una chiesa che prima di lui era chiusa, ottusa, corrotta.
Questa umiltà viene ostentata: non vive in Vaticano, e lo fa sapere; come un populista qualsiasi si fa fotografare mentro va al bagno chimico (principale notizia sui social, durante la visita a Milano, diffusa guarda caso in tempo reale dal suo intimo sugeritore ed intervistatore, Antonio Spadaro); dialoga il più possibile con le personalità più alla moda, da Scalfari a Benigni; preferisce la ricchissima ed eretica chiesa tedesca, che continua a imporre una tassa e ad essere la più ricca, quanto a soldi e proprietà, del mondo, ma anche la più povera di vocazioni fedeli.
Un’ultima vitù è la competenza teologica: ma qui l’elenco delle frasi incomprensibili, ambigue, errate sarebbe così lungo che ci vorrebbe almeno un libro. Basti pensare che con poche frasette buttate lì, si gettano al macero 500 anni di interpretazioni magisteriali di Lutero, oltre che i libri di storia.
Ps se qualcuno avesse da obiettare contro questi appunti, in difesa di Bergoglio, tirando in ballo qualche falsa visione dell’infallibilità pontificia, ricordi bene che l’eroe bergogliano di questo 2017 è Martin Lutero, colui che definiva i papi “anticristi”, “demoni incarnati” e che non riconosceva loro alcuna autorità. Se per caso, poi, è cattolico, ricordi l’esempio non solo di Dante, ma dei santi che si sono opposti anche agli errori dei papi, da Paolo ad Atanasio, sino a Caterina da Siena…
 
(Scritto da Antonio Righi)
Tratto da QUI