La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





post recenti

giovedì 19 aprile 2018

Please, help me save Alfie!

Qui è Padre Giovanni Scalese che scrive dal suo BLOG :

La vicenda di Alfie Evans, che sta giustamente attirando la nostra attenzione in questi giorni, mi ha fatto fare alcune brevi riflessioni, che vi propongo cosí come mi sono venute in mente, senza alcuna pretesa di completezza e sistematicità. E scusandomi per l’eventuale confusione.
Accanimento eutanasico. Oggi la Nuova Bussola Quotidiana pubblica un articolo di Tommaso Scandroglio, che evidenzia le contraddizioni della sentenza della Corte di Appello inglese, che lunedí scorso ha respinto la richiesta di trasferire il bambino in un altro ospedale per il suo best interest. Visto che nel Regno Unito l’eutanasia è un reato, i giudici, per giustificare la decisione di lasciar morire Alfie, hanno tirato fuori la scusa dell’accanimento terapeutico. Ciò significa che avevo visto giusto quando, nel post dell’11 marzo avevo giudicato quanto meno “imprudente” da parte del Papa parlare di accanimento terapeutico in un momento in cui il vero problema è l’eutanasia. In questa vicenda, come è stato giustamente fatto notare, se c’è un accanimento, non è certo quello terapeutico, ma esclusivamente l’accanimento eutanasico e, se vogliamo, l’accanimento giudiziario. Disquisire in questo contesto sull’accanimento terapeutico non può che costituire un supporto indiretto a chi cerca pretesti per praticare e giustificare l’eutanasia.

Stato totalitario. La sentenza vieta il trasferimento di Alfie in un’altra struttura ospedaliera. Come fa notare Scandroglio, siamo arrivati all’assurdo per cui il best interest di Alfie gli impedisce di fare un viaggio in aereo, lo costringe però a morire all’Alder Hey Hospital. Ma, al di là della soppressione della logica, siamo arrivati anche all’instaurazione dello Stato assoluto, che ha potere di vita e di morte sui suoi cittadini (ha ancora senso parlare di “cittadini”? Non sarebbe piú corretto tornare a far uso del termine, che pensavamo definitivamente superato, di “sudditi”?). Finora, quando un malato voleva lasciare l’ospedale, questo si cautelava facendo firmare al malato stesso o ai suoi familiari una dichiarazione con la quale l’ospedale veniva sollevato da qualsiasi responsabilità. È comprensibile che i medici vogliano tutelarsi contro eventuali futuri ricorsi. Ma impedire, con tanto di sentenza giudiziaria e piantonamento della polizia, che si possa lasciare l’ospedale significa che ormai non abbiamo piú la libertà di scegliere dove curarci e neppure quella di morire in pace dove vogliamo. E questo nella patria della democrazia moderna!
 
La perfida Albione. Ultimamente in Gran Bretagna stanno avvenendo fatti alquanto discutibili: il caso Skripal, l’attacco militare alla Siria, la vicenda del piccolo Alfie sollevano non pochi dubbi di correttezza politica e morale. La spregiudicatezza ha sempre caratterizzato la politica dell’Inghilterra nel corso dei secoli, tanto da meritarle il poco invidiabile titolo di “perfida Albione”. Non ci meraviglieremo perciò se gli inglesi continuino a non farsi condizionare da eccessivi scrupoli di carattere morale. Il fatto è che con queste ultime vicende si ha l’impressione che sia stato superato il limite della decenza. Sarà che un tempo era piú facile tenere nascosti i reali moventi di certe scelte, mentre oggi, con gli strumenti che abbiamo a disposizione, le bugie vengono subito a galla; non so, ma mi sembra che la Gran Bretagna stia attraversando una forte crisi di credibilità. Si direbbe però che, al di là dell’Inghilterra, sia tutta una civiltà, la civiltà occidentale (di cui l’Inghilterra ha sempre costituito una sorta di avanguardia), a essere caduta in una crisi profonda. Ebbene è interessante vedere come sia un bambino che non ha ancora compiuto due anni a mandare in tilt un sistema iniquo e falso, che finora era riuscito a nascondere sotto il velo della democrazia, delle buone maniere e dei valori umanitari la propria ipocrisia. Viene in mente il Salmo: «Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli» (Sal 8:3).

Una Chiesa a pezzi. Se Atene piange, Sparta non ride: non sono solo l’Inghilterra e l’Occidente a mostrare le loro crepe. Neppure la Chiesa sta facendo una gran bella figura in questa vicenda. Attenzione, non solo la “Chiesa in uscita” di Papa Francesco, vociferante sui migranti e incredibilmente afona sulle questioni bioetiche; ma anche la Chiesa piú rassicurante e tradifriendly dell’Arcivescovo McMahon, che, a quanto pare, si mostra piú interessata alle cappe magne che alla difesa della vita. Entrambe queste “Chiese” sembrano trovarsi d’accordo nel “non disturbare il conducente” della società in cui viviamo. C’è poco da fare, non possiamo piú nasconderci dietro ad alcun paravento ideologico: tradizionalisti o innovatori, siamo tutti sulla stessa barca, e purtroppo è una barca che fa acqua da tutte le parti. Chi da una parte, chi dall’altra, ci siamo rinchiusi nel nostro piccolo mondo, con le nostre sicurezze e i nostri battibecchi, e abbiamo completamente perso il contatto con la realtà. Anche in questo caso, un bambino di 23 mesi e, insieme con lui, una coppia di giovani sposi e una folla di tanta gente semplice stanno spiazzando una Chiesa che pensava di essersi aperta al mondo e che invece si sta solo dilaniando in estenuanti lotte intestine. Speriamo che questa esperienza ci faccia riflettere e ci aiuti a superare le nostre attuali difficoltà. Dobbiamo ringraziare Alfie per averci fatto aprire gli occhi sulle nostre meschinità. Una preghiera per lui è il minimo che possiamo fare in contraccambio.
 
Ieri mercoledì 18 aprile Thomas, il papà di Alfie è stato ricevuto in udienza privata dal Papa al quale ha espressamente chiesto di aiutarlo a salvare il suo bambino dalle mani dei giudici che lo hanno condannato a morte!
 
PLEASE, HELP ME SAVE ALFIE!
 

lunedì 16 aprile 2018

«Amoris laetitia» e il sacramento perduto

 
........in 'Amoris laetitia' c’è l’etica, non il sacramento, c’è la coscienza, ma non la legge divina, c’è l’antropologia, ma non la teologia, c’è l’uomo, ma non Dio. Ma «una teologia morale del matrimonio non può procedere etsi sacramentun non daretur», ovvero come se il sacramento non ci fosse.
 
Non è possibile attribuire alla logica umana del discernimento la responsabilità di dire l’ultima parola sul sacramento. In realtà è vero il contrario: è il sacramento che deve fornire il quadro entro il quale situare e valutare i criteri antropologici, psicologici e situazionali. In 'Amoris laetitia' insomma c’è una preoccupante riduzione moralistica del sacramento. Una scelta forse non del tutto consapevole, ma non per questo meno grave. E come è possibile arrivare a sostenere (si veda qui anche la critica mossa dal professor Josef Seifert) che può essere Dio stesso a chiedere di vivere una relazione difforme da quella da Lui stabilita e comandata? Eppure 'Amoris laetitia' lo dice, dimostrando fino a che punto si spinge nel mettere le pretese umane al posto della legge divina. Ma lungo questa via è l’intera morale cristiana a essere divelta.
 
Dal blog di Aldo Maria Valli

venerdì 13 aprile 2018

Coscienza liquida


A forza di vedere tutto si finisce per sopportare tutto.
A forza di sopportare tutto si finisce per tollerare tutto.
A forza di tollerare tutto si finisce per accettare tutto.
A forza di accettare tutto si finisce per approvare tutto.
       (Sant'Agostino)

giovedì 12 aprile 2018

E’ possibile una diarchia pontificia?

 
Sabato 8 aprile a Deerfield (Illinois) su invito di Catholic Family News e lunedì 10 aprile a Norwalk (Connecticut), ospite di The Society of St Hugh of Cluny, il prof. Roberto de Mattei ha parlato sul tema Tu es Petrus: la vera devozione alla Cattedra di Pietro.
 
Ecco un piccolo stralcio a proposito dei due Papi:
 
E’ significativo e inquietante quanto è accaduto in occasione del quinto anniversario dell’elezione di papa Francesco. Tutta l’attenzione dei media si è concentrata sul caso della lettera di Benedetto XVI a papa Francesco: una lettera, che è risultata manipolata e ha provocato le dimissioni del responsabile della comunicazione vaticana, mons. Dario Viganò. La discussione ha rivelato però l’esistenza di una falsa premessa da tutti accettata: quella dell’esistenza di una sorta di diarchia pontificia, per cui c’è un Papa nell’esercizio delle sue funzioni, Francesco, e c’è un altro Papa, Benedetto, che serve la Cattedra di Pietro con la preghiera e, se necessario, con il consiglio.
 
L’esistenza dei due Papi è ammessa come un fatto compiuto: si discute solo sulla natura dei loro rapporti. Ma la verità è che è impossibile che esistano due Papi.
Il Papato non è scomponibile: può esistere solo un Vicario di Cristo.
Benedetto XVI aveva la facoltà di rinunciare al pontificato, ma avrebbe dovuto, di conseguenza, rinunziare al nome di Benedetto XVI, alla veste bianca e al titolo di Papa emerito: in una parola avrebbe dovuto cessare definitivamente di essere Papa, lasciando anche la Città del Vaticano. Perché non lo ha fatto? Perché Benedetto XVI sembra convinto di essere ancora Papa, anche se un Papa che ha rinunciato all’esercizio del ministero petrino.
Questa convinzione nasce da una ecclesiologia profondamente erronea, fondata su di una concezione sacramentale e non giuridica del Papato. Se il munus petrino è un sacramento e non un ufficio giuridico, ha un carattere indelebile, ma in questo caso sarebbe impossibile rinunciare all’ufficio. La rinuncia presuppone la revocabilità dell’ufficio ed è quindi inconciliabile con la visione sacramentale del Papato.
Giustamente il card. Brandmüller giudica incomprensibile il tentativo di stabilire una specie di parallelismo contemporaneo di un papa regnante e di un papa orante:
Un papato ‘bicipite’ sarebbe una mostruosità[11].
Il diritto canonico non riconosce la figura di un Papa emeritus;
 Il dimissionario per conseguenza – afferma il card. Brandmüller- non è più né vescovo di Roma né Papa e neppure cardinale[12].
Note:
[11]Walter Brandmüller,Renuntiatio Papae. Alcune riflessioni storico-canonistiche, in “Archivio Giuridico”, 3-4 (2016), p. 660.
[12]ivi, pp. 661, 660.
 

martedì 10 aprile 2018

Galeotta fu la lettera.....

E' una vergognosa pagina in casa cattolica. Una storia intessuta con sotterfugi, falsità, raggiri ed una buona dose di faccia tosta. I personaggi sono diversi, quelli animati, tutti in tonaca, chi bianca chi nera, quelli inanimati parole, lettere e libretti.
 
C'è una collana di undici volumetti di altrettanti autori, finalizzata a "mostrare la profondità delle radici teologiche del pensiero, dei gesti e del ministero di papa Francesco". C'è Monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione. C'è Jorge Mario Bergoglio, alias Francesco, alias vescovo di Roma. C'è Benedetto XVI, alias papa emerito. C'è una lettera di Viganò a Benedetto XVI in cui si chiede una presentazione dei volumetti, una "breve e densa pagina teologica", elogiandone ovviamente il contenuto.  C'è una lettera di risposta, personale riservata. Che però è un secco no. Benedetto XVI non solo rifiuta di scrivere alcunché, ma dice di non aver letto quei libretti e di non volerli leggere neppure in futuro, anche perché tra i loro autori c'è chi, come il tedesco Peter Hünermann, s'è opposto frontalmente agli ultimi papi, da Paolo VI a lui, nel campo della dottrina morale. QUI  C'è una conferenza di presentazione degli undici volumetti, in cui si legge la lettera di risposta di Benedetto XVI, col diniego. C'è una manovra atta a nascondere parti scomode della famosa lettera. C'è un polverone mediatico. C'è una lettera di dimissioni, di Viganò, senza una minima parola di ravvedimento per l'inaudita macchinazione compiuta alle spalle di Benedetto XVI.
Così che il 17 marzo Viganò è costretto a pubblicare il testo completo della lettera e poi a dimettersi da prefetto della segreteria per le comunicazioni. O meglio, a recitare tale parte, perché il papa non lo congeda affatto, anzi, lo copre di elogi e gli rinnova il mandato di portare a compimento la sua missione, istituendo un assessorato ad hoc. QUI 
Infatti è sempre più evidente che Francesco non ha affatto licenziato o punito monsignor Dario Edoardo Viganò. Al contrario, ne ha confermato e persino rafforzato i poteri, rinnovandogli esplicitamente il mandato di portare presto a termine l'accorpamento di tutti i media vaticani, compreso "L'Osservatore Romano", in un "unico sistema comunicativo" tutto controllato da lui, in filo diretto col papa e finalizzato a curarne l'immagine di pastore esemplare e ora anche di colto teologo. QUI
 
La collana degli undici volumetti è già nelle librerie. Tra gli autori compaiono nomi di spicco del campo teologico progressista, o comunque sostenitori del "cambio di paradigma" messo in moto da Francesco, come gli argentini Carlos Galli e Juan Carlos Scannone, i tedeschi Peter Hünermann e Jürgen Werbick, gli italiani Aristide Fumagalli, Piero Coda, Marinella Perroni e Roberto Repole, il gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik, quest'ultimo apprezzato artista oltre che teologo, nonché da qualche tempo direttore spirituale dello stesso Viganò. QUI
 
Ma chi è Peter Hünermann?
 
Di lui, Benedetto VXI scrive nella lettera di risposta a Mons. Viganò, che "partecipò in misura rilevante al rilascio della 'Kölner Erklärung', che, in relazione all'enciclica 'Veritatis splendor', attaccò in modo virulento l'autorità magisteriale del papa specialmente su questioni di teologia morale".
 
In effetti, la "Dichiarazione di Colonia" fu un attacco frontale sferrato nel 1989 da numerosi teologi, in prevalenza tedeschi, contro l'insegnamento di Giovanni Paolo II e del suo prefetto di dottrina Joseph Ratzinger, soprattutto in materia di teologia morale.
 
A far da detonatore di quella protesta fu la nomina ad arcivescovo di Colonia del cardinale Joachim Meisner, lo stesso che nel 2016 è stato tra i firmatari dei "dubia" sottoposti a papa Francesco riguardo ad "Amoris laetitia" e sul quale nel 2017, nel giorno della sua sepoltura, Benedetto XVI ha scritto parole profonde e toccanti.
 
Tra i firmatari della "Dichiarazione di Colonia" c'era il Gotha del progressismo teologico, da Hans Küng a Bernhard Häring, da Edward Schillebeeckx a Johann Baptist Metz. E c'erano due degli autori degli odierni undici volumetti sulla teologia di papa Francesco: Hünermann e Werbick.
 
Alle tesi della "Dichiarazione di Colonia" Giovanni Paolo II reagì nel 1993 con l'enciclica "Veritatis splendor".
La quale però non è mai citata da Francesco in "Amoris laetitia". Mentre viceversa "Amoris laetitia", nei paragrafi 303-305, riprende e fa proprie alcune tesi della "Dichiarazione di Colonia", specie là dove, nel suo terzo e ultimo punto, questa assegna il giudizio nelle scelte morali alla coscienza e alla responsabilità dei singoli.
In quel medesimo terzo punto la "Dichiarazione di Colonia" attacca frontalmente l'enciclica di Paolo VI "Humanae vitae" e rivendica la liceità dei contraccettivi. E anche su questo punto il pontificato di Bergoglio si sta muovendo nella stessa direzione. QUI
 
Hünermann conosce Bergoglio. Lo aveva incontrato a Santa Marta nel maggio del 2015. Ma quella non è stata la prima chiacchierata tra i due. Hünermann e Bergoglio, infatti, si conobbero per la prima volta nel 1968, anno nel quale il teologo tedesco soggiornò a Buenos Aires nel collegio dei gesuiti. I colloqui e gli scambi epistolari intercorsi dopo l’elezione al soglio di Pietro dell’argentino, poi, avrebbero riguardato la necessità di un “cambio di paradigma” teologico. Alla base di “Amoris Laetita”, la discussa esortazione del papa che ha sollevato i dubia di quattro cardinali (Burke, Brandmueller, Caffarra e Meisner) e di larga parte del mondo tradizionalista, ci potrebbe essere proprio una certa visione aperturista promossa da Hünermann e avallata da Bergoglio.
 
Solo un cieco potrebbe dire che tra Hünermann e Bergoglio non esista una perfetta coincidenza teologica. QUI

giovedì 5 aprile 2018

Ottava di Pasqua

 
 
L'Ottava di Pasqua è la domenica della risurrezione di Gesù Cristo, un giorno lungo un'intera settimana.
Una settimana di grazia, di luce, di splendore, di gioia. Perché Cristo è risorto! Una settimana sospesa, nel tempo e fuori dal tempo. Perché Cristo è vivo e presente, nel tempo, fuori dal tempo e nell'eternità! Sia gloria al Signore Nostro Gesù Cristo, morto, risorto e vivo! Alleluia!
 
Auguri!

venerdì 30 marzo 2018

Eucaristia: Gesù vero Agnello immolato

La nuova ed eterna alleanza nel sangue dell'Agnello
9. La missione per la quale Gesù è venuto fra noi giunge a compimento nel Mistero pasquale. Dall'alto della croce, dalla quale attira tutti a sé (cfr Gv 12,32), prima di « consegnare lo Spirito », Egli dice: « Tutto è compiuto » (Gv 19,30). Nel mistero della sua obbedienza fino alla morte, e alla morte di croce (cfr Fil 2,8), si è compiuta la nuova ed eterna alleanza. La libertà di Dio e la libertà dell'uomo si sono definitivamente incontrate nella sua carne crocifissa in un patto indissolubile, valido per sempre. Anche il peccato dell'uomo è stato espiato una volta per tutte dal Figlio di Dio (cfr Eb 7,27; 1 Gv 2,2; 4,10). Come ho già avuto modo di affermare, « nella sua morte in croce si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l'uomo e salvarlo – amore, questo, nella sua forma più radicale » (18). Nel Mistero pasquale si è realizzata davvero la nostra liberazione dal male e dalla morte. Nell'istituzione dell'Eucaristia Gesù stesso aveva parlato della « nuova ed eterna alleanza », stipulata nel suo sangue versato (cfr Mt 26,28; Mc 14,24; Lc 22,20). Questo scopo ultimo della sua missione era già ben evidente all'inizio della sua vita pubblica. Infatti, quando sulle rive del Giordano, Giovanni il Battista vede Gesù venire verso di lui, esclama: « Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29). È significativo che la stessa espressione ricorra, ogni volta che celebriamo la santa Messa, nell'invito del sacerdote ad accostarsi all'altare: « Beati gli invitati alla cena del Signore, ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo ». Gesù è il vero agnello pasquale che ha offerto spontaneamente se stesso in sacrificio per noi, realizzando così la nuova ed eterna alleanza. L'Eucaristia contiene in sé questa radicale novità, che si ripropone a noi in ogni celebrazione (19).
L'istituzione dell'Eucaristia
10. In tal modo siamo portati a riflettere sull'istituzione dell'Eucaristia nell'Ultima Cena. Ciò accadde nel contesto di una cena rituale che costituiva il memoriale dell'avvenimento fondante del popolo di Israele: la liberazione dalla schiavitù dell'Egitto. Questa cena rituale, legata all'immolazione degli agnelli (cfr Es 12,1-28.43-51), era memoria del passato ma, nello stesso tempo, anche memoria profetica, ossia annuncio di una liberazione futura. Infatti, il popolo aveva sperimentato che quella liberazione non era stata definitiva, poiché la sua storia era ancora troppo segnata dalla schiavitù e dal peccato. Il memoriale dell'antica liberazione si apriva così alla domanda e all'attesa di una salvezza più profonda, radicale, universale e definitiva. È in questo contesto che Gesù introduce la novità del suo dono. Nella preghiera di lode, la Berakah, Egli ringrazia il Padre non solo per i grandi eventi della storia passata, ma anche per la propria « esaltazione ». Istituendo il sacramento dell'Eucaristia, Gesù anticipa ed implica il Sacrificio della croce e la vittoria della risurrezione. Al tempo stesso, Egli si rivela come il vero agnello immolato, previsto nel disegno del Padre fin dalla fondazione del mondo, come si legge nella Prima Lettera di Pietro (cfr 1,18-20). Collocando in questo contesto il suo dono, Gesù manifesta il senso salvifico della sua morte e risurrezione, mistero che diviene realtà rinnovatrice della storia e del cosmo intero. L'istituzione dell'Eucaristia mostra, infatti, come quella morte, di per sé violenta ed assurda, sia diventata in Gesù supremo atto di amore e definitiva liberazione dell'umanità dal male.
(18) Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 12: AAS 98 (2006), 228.
(19) Cfr Propositio 3.

mercoledì 28 marzo 2018

Sacramentum Caritatis: Gesù, Cibo di Verità

1.Sacramento della carità (1), la Santissima Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l'amore infinito di Dio per ogni uomo. In questo mirabile Sacramento si manifesta l'amore « più grande », quello che spinge a « dare la vita per i propri amici » (Gv 15,13). Gesù, infatti, «li amò fino alla fine» (Gv 13,1). Con questa espressione, l'Evangelista introduce il gesto di infinita umiltà da Lui compiuto: prima di morire sulla croce per noi, messosi un asciugatoio attorno ai fianchi, Egli lava i piedi ai suoi discepoli. Allo stesso modo, Gesù nel Sacramento eucaristico continua ad amarci «fino alla fine», fino al dono del suo corpo e del suo sangue. Quale stupore deve aver preso il cuore degli Apostoli di fronte ai gesti e alle parole del Signore durante quella Cena! Quale meraviglia deve suscitare anche nel nostro cuore il Mistero eucaristico!
 
Il cibo della verità
 
2.Nel Sacramento dell'altare, il Signore viene incontro all'uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1,27), facendosi suo compagno di viaggio. In questo Sacramento, infatti, il Signore si fa cibo per l'uomo affamato di verità e di libertà. Poiché solo la verità può renderci liberi davvero (cfr Gv 8,36), Cristo si fa per noi cibo di Verità.
 
Con acuta conoscenza della realtà umana, sant'Agostino ha messo in evidenza come l'uomo si muova spontaneamente, e non per costrizione, quando si trova in relazione con ciò che lo attrae e suscita in lui desiderio. Domandandosi, allora, che cosa possa ultimamente muovere l'uomo nell'intimo, il santo Vescovo esclama:
«Che cosa desidera l'anima più ardentemente della verità?» (2). Ogni uomo, infatti, porta in sé l'insopprimibile desiderio della verità, ultima e definitiva. Per questo, il Signore Gesù, «via, verità e vita» (Gv 14,6), si rivolge al cuore anelante dell'uomo, che si sente pellegrino e assetato, al cuore che sospira verso la fonte della vita, al cuore mendicante della Verità. Gesù Cristo, infatti, è la Verità fatta Persona, che attira a sé il mondo.
«Gesù è la stella polare della libertà umana: senza di Lui essa perde il suo orientamento, poiché senza la conoscenza della verità la libertà si snatura, si isola e si riduce a sterile arbitrio. Con Lui, la libertà si ritrova» (3).
 
Nel sacramento dell'Eucaristia Gesù ci mostra in particolare la verità dell'amore, che è la stessa essenza di Dio. È questa verità evangelica che interessa ogni uomo e tutto l'uomo. Per questo la Chiesa, che trova nell'Eucaristia il suo centro vitale, si impegna costantemente ad annunciare a tutti, opportune importune (cfr 2 Tm 4,2), che Dio è amore (4). Proprio perché Cristo si è fatto per noi cibo di Verità, la Chiesa si rivolge all'uomo, invitandolo ad accogliere liberamente il dono di Dio.
 
Il testo intero QUI
 
Note
(1) Cfr S. Tommaso D'Aquino, Summa Theologiae III, q. 73, a. 3.
(2) S. Agostino, In Iohannis Evangelium Tractatus, 26.5: PL 35, 1609.
(4) Cfr Benedetto XVI, Discorso ai Membri del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi (1 giugno 2006): L'Osservatore Romano, 2 giugno 2006, p. 5.

martedì 27 marzo 2018

Sacramentum Caritatis: Cristo Gesù, unico Salvatore

Siamo entrati nella Settimana santa, davanti a noi si dispiega il ricordo degli ultimi giorni terreni di Gesù che lo porteranno a dare la vita sulla croce per la salvezza eterna del genere umano.
Gesù, durante i tre anni di vita apostolica, ammaestra i suoi apostoli in ciò che dovranno vedere, ricordare, custodire, imitare e trasmettere, dopo la sua salita al Cielo. In modo particolare, la sera del giovedi, li prepara ad affrontare la sua passione, morte e risurrezione e lo fa in modo del tutto nuovo e singolare, lasciando loro due doni preziosi, uniti inscindibilmente l'uno all'altro e fondamentali per la vita spirituale e per la salvezza dell'anima di tutte le generazioni future che, credendo alle sue parole, avrebbero formato la sua Chiesa: la Santissima Eucaristia ed il Sacerdozio.
 
Per questo pubblico alcuni passaggi del documento post-sinodale di Papa Benedetto VXI, del 22 febbraio 2007, dal titolo 'Sacramentum Caritatis', sull'Eucarestia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, unico sacramento di salvezza. Qui  il documento intero italiano, Qui spagnolo, Hier auf Deutsch.
 
Mi preme iniziare con questo passo, il nr 86, dal titolo: 'Cristo Gesù, unico Salvatore', in cui il Santo Padre ci esorta ad essere missionari di Gesù, ad avere a cuore la salvezza di tutti, che si ottiene professando Gesù nella sua Chiesa Cattolica apostolica ed il cui compito di redenzione è preminente nella liturgia del Triduo Pasquale.    
86. Sottolineare il rapporto intrinseco tra Eucaristia e missione ci fa riscoprire anche il contenuto ultimo del nostro annuncio. Quanto più nel cuore del popolo cristiano sarà vivo l'amore per l'Eucaristia, tanto più gli sarà chiaro il compito della missione: portare Cristo.
 
Non solo un'idea o un'etica a Lui ispirata, ma il dono della sua stessa Persona. Chi non comunica la verità dell'Amore al fratello non ha ancora dato abbastanza.
 
L'Eucaristia come sacramento della nostra salvezza ci richiama così inevitabilmente all'unicità di Cristo e della salvezza da Lui compiuta a prezzo del suo sangue.
 
Pertanto, dal Mistero eucaristico, creduto e celebrato, sorge l'esigenza di educare costantemente tutti al lavoro missionario il cui centro è l'annuncio di Gesù, unico Salvatore.(238) Ciò impedirà di ridurre in chiave meramente sociologica la decisiva opera di promozione umana sempre implicata in ogni autentico processo di evangelizzazione.
 
Nota(238)
Cfr Propositio 42; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. sull'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa Dominus Iesus (6 agosto 2000), 13-15: AAS 92 (2000), 754-755

venerdì 23 marzo 2018

Il tempo può essere superiore allo spazio? Affermazione insostenibile!


Papa Francesco nell'enciclica "Lumen fidei", al punto 57 asserisce:

'il tempo è superiore allo spazio'.

E' uno dei suoi quattro criteri-guida fin dalla gioventù e che ora ispirano il suo modo di governare la Chiesa e che formano le linee guida del suo magistero liquido, mai definitorio, volutamente aperto alle più contrastanti interpretazioni.

Tra i quattro postulati, questo sembrerebbe il più caro a papa Francesco. Lo troviamo enunciato la prima volta nell’enciclica "Lumen fidei" (n. 57). Lo ritroviamo, insieme con gli altri tre principi, in "Evangelii gaudium" (nn. 222-225), successivamente viene ripreso nell’enciclica "Laudato si’" (n. 17) e nell’esortazione apostolica "Amoris laetitia" (nn. 3 e 261).

Al nr 3 di "Amoris Laetitia" usa questo criterio per spiegare che esistono 'diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano'.
Il concetto della superiorità del tempo sullo spazio non ha radici teologiche (sarebbe da dimostrare), nonostante egli stesso in una intervista abbia cercato di farlo, in modo poco convincente, dando come chiave di lettura prettamente teologica la presenza e la manifestazione di Dio nella storia. Questa spiegazione, estremamente debole, sembra invece adattarsi meglio alle prospettive filosofica e teologica di Karl Rahner, dove 'l'essere umano è in continuo adattamento al divenire storico, mentre Dio si diluisce nelle pieghe della storia'(Lorenzo Bertocchi- Il Timone nr 164);

infatti da ciò scaturisce l'idea della interpretabilità della dottrina cattolica da adattare a ciascuno nella propria condizione, discernendo ogni situazione, come appunto si adatta l'essere umano alla legge della storia in continuo divenire, lo si evince anche da questo passo di 'Amoris Laetitia': "Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali" (n. 3).  
La superiorità del tempo sullo spazio, sostiene Bergoglio ha una derivazione teologica (che da per scontato) e si ispira alla Dottrina sociale della Chiesa, ma purtroppo non ne ha spiegato il nesso, dunque al momento tale affermazione è da ritenersi insostenibile dal punto di visto teologico perché è da dimostrare.

Se dal punto di vista teologico questa affermazione non trova una giusta collocazione, trovare la radice ermeneutica nella scienza, nella fisica moderna e nella filosofia diventa altrettanto difficile e quasi impossibile, soprattutto dopo la scoperta della meccanica quantistica di Max Plank o la teoria della relatività di A. Einstein.
Spazio e tempo rappresentano nell'esperienza umana una unità, spazio ed il tempo come un unico intreccio, dove uno implica l'altro senza possibilità di separazione né di un rapporto di “superiorità” dell'uno rispetto all'altro e viceversa. 
Spazio e tempo rappresentano un intreccio unico, nell’esperienza umana, nel quale ciascuno dei due poli implica l’altro.

Dal punto di vista della fisica moderna, A. Zichichi, ne "L’irresistibile fascino del tempo", Milano 2000, afferma che spazio e tempo costituiscono un’unica “miscela complessa”: “È questa miscela che ci dà il sapore della realtà, senza che sia mai possibile separare le due componenti” (p. 49).

Uno dei risultati più cospicui della grande opera di P. Ricoeur, "Tempo e racconto" (specialmente il vol. III: "Il tempo raccontato", Milano 1999), è esattamente la ricongiunzione fra tempo cosmico o spaziale e tempo vissuto o fenomenologico.

La mediazione avviene, secondo il filosofo francese, nel tempo storico e nel “tempo cronico”, dove la dimensione fisica del movimento (stellare, solare, ecc.) come base del calendario e riferimento dei riti, rappresenta il supporto imprescindibile per l’elaborazione del senso storico degli avvenimenti e del vissuto temporale. Ricoeur ci dice che nell’esperienza umana non è possibile il tempo senza lo spazio né lo spazio senza il tempo, individuando un punto di innesto fra due grandi correnti di pensiero che trovano l’ispirazione nell’impostazione aristotelica (fisica) e in quella agostiniana (interiore).

ATTENZIONE:

Questo è un articolo trovato nelle bozze del mio blog, purtroppo senza alcuna firma nè alcun riferimento; ho voluto pubblicarlo lo stesso, perché molto interessante e chiedo venia........se l'autore lo riconoscesse è gentilmente pregato di farmelo sapere perché possa inserire subito il suo nome con tutti i riferimenti.

Non intendo assolutamente appropriarmene!!!!!

giovedì 22 marzo 2018

Protestantesimo e Massoneria

  Massoneria, figlia della Riforma
 
In merito occorre rammentare tre punti:
 
1) La Massoneria è in parte di origine protestante
2) Essa resta in stretto collegamento con certe chiese protestanti, e in particolare con la chiesa anglicana
3) La sua ideologia è prossima a quella del protestantesimo.
 
                      La Massoneria è in parte di origine protestante
La Massoneria moderna è un insieme di Società Segrete che si rifanno a correnti molto antiche, ma la cui organizzazione attuale, realizzata in Gran Bretagna all'inizio del XVIII secolo (1717 – Ndr), risulta dalla fusione di due organismi preesistenti: una vetusta corporazione di costruttori e la società occultista dei Rosacroce.
 
                    «Tre personaggi hanno segnato profondamente
la nascita e il primo sviluppo della Massoneria moderna o speculativa:
                    Anderson, Désaguliers e il Cavaliere Ramsay» (2)

(2) Cfr. J. Palou, La Franc-maçonnerie («La Massoneria»), Éditions de la Petite Bibliothèque Payot, 1964, pag. 75. 

Parentela ideologica – Relativismo
Tale parentela può essere messa in rilievo presentando le une a fianco delle altre, in forma di tabella, certe posizione-chiave protestanti e le loro omologhe massoniche.
 
                                                  Concezione protestante
Propriamente parlando, non esistono verità religiose universali - Ciò deriva dal libero esame, essendo il protestantesimo, secondo il pastore Richard Molard, «estraneo ad ogni dogma fisso, ad ogni morale immutabile e soprattutto ad ogni regola definitiva» (10)
 
                                                  Concezione massonica
Non esistono verità universali «Ci guarderemo dal dimenticare che la Massoneria è fin dalle origini nemica di ogni assoluto, e che proclama che la verità non è mai acquisita [...]. Tutto è relativo, ogni fine è transitorio, ogni potere è contestabile» (11). «In fondo, i metodi massonici non sono nient'altro che una contestazione permanente; per noi, non esistono verità eterne; non ci sono che tradizioni rimesse costantemente in discussione» (12).
 
(10) Cfr. R. Molard, «La vrai nature du protestantisme» («La vera natura del protestantesimo»), in Le Figaro, del 30 maggio 1974 (11) Così Michel Baroin, ex Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, nel corso di una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio-France, il 4 febbraio 1979. (12) Così Pierre Simon, ex Gran Maestro della Gran Loggia, in Le Monde, del 1º luglio 1970.
 
 
 Antropocentrismo (creatura al posto del Creatore) 
                                                  Concezione protestante
La coscienza è legge a sé stessa - Per la versione pietista (e kantiana) del protestantesimo, «la coscienza non deve nulla se non a sé stessa; essa è la sua stessa regola, la sua legge, la sua sanzione e il suo tribunale supremo» (13).
 
                                                  Concezione massonica
L'uomo è il proprio punto di riferimento - «L'uomo è il punto di partenza di ogni cosa e di ogni conoscenza. Egli è la propria fonte e il proprio punto di riferimento. Solo oggi, egli può dire ciò che è buono per l'uomo» (14).
 
(13) Cfr. E. Julien, Bossuet et les protestants («Bossuet e i protestanti»), pag. 325. (14) Così Michel Baroin, ex Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia, nel corso di una trasmissione radiofonica mandata in onda da Radio-France, il 4 febbraio 1979.
 
 
 Rifiuto dell'autorità
                                                  Concezione protestante
Ogni autorità esterna viene rifiutata in materia religiosa
 
                                                   Concezione massonica
Ogni autorità esterna dev'essere rifiutata«Se l'individuo si sottomette ad un'autorità, qualunque sia il suo nome (Dio, Umanità, Società, Legge scritta o Legge morale), è infedele al proprio "Io", al proprio "Ego"» (15)Il confronto potrebbe essere presentato in modo più dettagliato. Ma le linee conduttrici illustrate da questo confronto bastano a dimostrare la stretta parentela ideologica tra i due sistemi (senza dimenticare, sulla scorta del precedente scritto, l'origine ebraica della giudeo-massoneria - vedi allegati – e l'origine ebraica del protestantesimo, evidente negli scritti di innumerevoli autori, tra i quali Bernard Lazar.
 
(15) Cfr. F. Viaud, Mon itinéraire maçonnique («Il mio itinerario massonico»), pag. 83. Viaud è Gran Maestro del Grand'Oriente di Francia.
 
Autore: Arnaud De Lassus
QUI  l'articolo intero 
Traduzione dall'originale francese di un estratto (pagg. 77-81) dall'opera Connaissance élémentaire du protestantisme («Conoscenza elementare del protestantesimo»), Action Familiale et Scolaire, Parigi s.d., a cura di Paolo Baroni, Centro Culturale San Giorgio.

 

 

mercoledì 21 marzo 2018

Porcus Saxoniae



Il pittore Giovanni Gasparro ha recentemente proposto un’opera (olio su tela, 220×160 cm) tanto bella, figurativamente parlando, quanto spiritualmente e dottrinalmente forte, dal titolo 'San Pio V e San Carlo Borromeo difendono il Cattolicesimo dall’Islam e dall’eresia protestante', (QUI) dove Lutero- definito «accecato eresiarca» da san Giovanni Bosco (come ricorda Camillo Langone su «il Foglio»  (QUI)–, che fece scempio della Santa Messa, dei Sacramenti, del celibato del clero, del matrimonio (escludendo l’indissolubilità), della figura del Sommo Pontefice...di tutta la Sposa di Cristo, viene raffigurato ringhiante, come un ossesso, in preda ad una folle corsa in sella ad un maiale: non certo a caso i suoi coevi lo definivano Porcus Saxoniae, a motivo della sua corrotta e lussuriosa vita, privata e pubblica.
 
(Cristina Siccardi)

 

giovedì 15 marzo 2018

Hawking ed il suo grande buco nero

 
 
Ieri 14 marzo a Cambridge, all'età di 76 anni è morto Stephen W. Hawking. Astrofisico e matematico inglese, membro della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1986. Ha convissuto, dall'età di 21 anni, con una terribile malattia che lo ha progressivamente consumato nel fisico, ma che, contrariamente ad ogni  previsione, lo ha 'graziato', per ben oltre 50 anni! Lui, che aveva bandito Dio dalla sua vita e dalla scienza, è stato, suo malgrado, un miracolo vivente e segno di quel Dio che stoltamente ha voluto ignorare per tutta la vita, dal quale invece è stato dotato di grandi capacità intellettive. Nella sua lunga carriera si è distinto per essere stato un nemico della fede, negandosi la benchè minima possibilità di valutare, nella fisica dell'Universo, la prospettiva trascendente, azzoppando di fatto la sua intelligenza e la valenza scientifica del suo lavoro.
 
Il libro che lo renderà famoso, 'Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo' viene pubblicato nel 1988 ed è un concentrato di studi ed ipotesi in cui bandisce per sempre e sostituisce Dio con 'la teoria della grande unificazione'. Seguono altre pubblicazioni e libri, dove ciò che preme all'autore pare sia dimostrare principalmente l'inutilità e l'assenza di Dio, che è stato sostituito dall'Universo.
 
S. Hawking è sempre stato considerato un esperto in materia di 'buchi neri'(argomento del quale ancora molto è sul piano meramente speculativo) ma non va dimenticato che egli stesso ha nutrito dei seri dubbi sulla loro natura, tali da fargli dire, in una intervista, che il “buco nero” altro non sarebbe che un pozzo scuro senza fondo che vaga tra le stelle, stravolgendone di fatto l’idea creduta sino ad allora.
 
Come ha nutrito dei dubbi sui buchi neri, ne avrà mai avuti su Dio, che ha tenuto celati nel cuore? Ha vissuto una vita lontana da Dio, disordinata dal punto di vista sentimentale e scientista dal punto di vista professionale. Qualcuno dice che era un genio, qualcun altro che avesse una intelligenza superiore: sicuramente per studiare e fare il docente, gli sarà servita, ma tutto questo a cosa gli è servito?
 
In un altro suo celebre libro, pubblicato assieme al fisico Leonard Mlodinow, dal titolo 'Il grande disegno', spiega come Dio sia inutile e che l’Universo si crei spontaneamente per effetto della legge di gravità. Ebbene come può uno 'scienziato' serio, di fama mondiale, fare simili affermazioni e credere che il nulla possa generare qualcosa? Non rido perché nutro profondo rispetto per la sua esistenza di creatura, creata ad immagine e somiglianza di Dio, e segnata dalla malattia e dal dolore, ma spero che, negli ultimi istanti della sua vita, abbia usato questa sua famosa intelligenza per chiedere perdono al Signore dell'universo che lo ha amato da sempre, è morto sulla croce anche per lui e gli ha donato le facoltà intellettive per esplorare i segreti dell'universo e rendergli così gloria.  
 
Nonostante le gravi limitazioni, alle quali la malattia, progressiva ed incurabile, lo ha sottoposto, non si è mai arreso e non ha pensato all'eutanasia nei vari ed inevitabili momenti critici. Segno positivo, senza dubbio! Però in una intervista del 15 maggio 2011, 'Non esiste il paradiso; è una fiaba' (QUI ) spiega in poche righe il senso della sua esistenza:
 
"I'm not afraid of death, but I'm in no hurry to die. I have so much I want to do first".
 
"Non ho paura della morte, ma non ho fretta di morire. Voglio fare ancora tante cose prima".
 
Fa paura questa sua personale visione della vita e soprattutto della morte; Ecco cosa dice in merito:   

"I regard the brain as a computer which will stop working when its components fail. There is no heaven or afterlife for broken down computers; that is a fairy story for people afraid of the dark,"
 
«Considero il cervello come un computer che smetterà di funzionare quando i suoi componenti si romperanno. Non c’è alcun paradiso o vita oltre la morte per i computer rotti; è una fiaba per le persone che hanno paura del buio».
 
Certo, come dargli torto: per i computer, dopo la morte non c'è vita, non c'è inferno, purgatorio e né paradiso, per i computer no, ma per le persone sì!

RIP