La mia Terra di Mezzo

Tra un fonendo ed una tazza, scorre la mia Terra di Mezzo, il mio presente.....Le porte? Si possono aprire, spalancare sul mondo, ma si possono anche chiudere, per custodire preziosi silenzi e recondite preghiere....





post recenti

giovedì 27 marzo 2014

Primavera piovosa


 
 eppure nel cuore deve esserci un'esplosione di colori, di fiori e di sole.......
 
 
La tela è dell'artista Russa Olga Suvorova.
Provate a mettere sul desktop del vostro computer una di queste immagini e vedrete come la luce della primavera entrerà nel vostro cuore.     

martedì 25 marzo 2014

Spalancate le porte!

Aprite le porte a Cristo! Riecheggia ancora nel mio cuore l'accorato appello del beato Papa Giovanni Paolo II ed in modo particolare oggi, che la Santa Chiesa saluta la Santa Madre di Dio, nel giorno in cui ella disse il suo fiat al Signore, che desidera prendere forma umana per la salvezza del mondo intero. L'incarnazione di Dio, che da Creatore si fa Creatura e Redentore, presuppone un consenso ed un'apertura. La Vergine Maria acconsentì a donare il suo corpo e la sua anima. Il suo 'sì' incondizionato mostra al mondo intero il modo nuovo e liberante di parlare con Dio: non più solo ed esclusivamente attraverso le Leggi, i Patriarchi ed i profeti, ma anche e soprattutto attraverso l'amore e la donazione di sé. E' un modo nuovo che permette alla creatura di vivere in novità di vita, immersa totalmente nel Mistero Divino, a tu per tu con l'Amato, con la consapevolezza di poterLo accogliere ed incontrare dentro di sé, nel cuore e nell'anima, nel segreto del mistero umano. Con l'Incarnazione inizia l'era dell'incontro con Dio in modo diretto e totalizzante: nessuno può esimersi dal desiderio di questo incontro. Nessuno è escluso. Nessuno è impossibilitato. Nessuno si senta escluso e nessuno si senta impossibilitato.
 
Il cammino potrebbe essere lungo e faticoso ma il nostro 'sì' dovrà risuonare immediato e persistente. La Santa Vergine è la misura del nostro impegno ad accogliere il Suo Gesù. Ella ci guida e ci insegna la lunga e faticosa strada della fedeltà e dell'amore incondizionato a Colui che ogni giorno bussa alla porta del nostro cuore, per l'impazienza di prendere dimora in noi.             

sabato 22 marzo 2014

Luce nel buio


Sirmione, 1963
Caro Natalino, in “Epoca” è stata riportata una tua lettera, che la mamma mi ha trasmesso per mezzo delle mani. Sono sorda e cieca, perciò le cose, per me diventano abbastanza difficoltose. Anch’io, come te, ho ventisette anni, e sono inferma da tempo. Un morbo mi ha atrofizzata, quando stavo per coronare i miei lunghi anni di studio: ero laureanda in medicina, a Milano. Accusavo da tempo una sordità cui i medici stessi non credevano, all’inizio. E io andavo avanti così non creduta, e tuffata nei miei studi che amavo disperatamene. Avevo sedici anni quand’ero già iscritta all’Università. Poi il male mi ha completamente arrestata quando avevo quasi terminato lo studio. Ero all’ultimo esame, e la mia quasi laurea mi è servita solo per diagnosticare me stessa: perché, ancora, fino allora nessuno aveva capito di che si trattasse. Fino a tre mesi fa godevo ancora della vista: ora è notte. Però nel mio Calvario non sono disperata. Io so, che infondo alla via, Gesù mi aspetta. Prima nella poltrona, ora nel letto che è la mia dimora, ho trovato una sapienza più. grande di quella degli uomini. Ho trovato che Dio esiste ed è Amore, Fedeltà, Gioia, Fortezza, fino alla consumazione dei secoli. Fra poco io non sarò più che un nome, ma il mio spirito vivrà, qui fra i miei, fra chi soffre, e non avrò neppure io sofferto invano. E tu, Natalino, non sentirti solo, mai. Procedi serenamente lungo il cammino del tempo, e riceverai luce, verità, la strada sulla quale esiste veramente la Giustizia, che non è quella degli uomini, ma la giustizia che Dio solo può dare, le mie giornate non sono facili: sono dure, ma dolci, perché Gesù è con me, col mio patire, e mi dà soavità nella solitudine e luce nel buio. Lui mi sorride e accetta la mia cooperazione con Lui. Ciao, Natale, la vita è breve; passa velocemente. Tutto è una brevissima passerella, pericolosa per chi vuole sfrenatamente godere, ma sicura per chi coopera con Lui, per giungere in Patria. Ti abbraccio
Tua sorella in Cristo
Benedetta Bianchi Porro (8 agosto 1936 - 23 gennaio 1964)
Venerabile                 
 
Ecco come soffre un cattolico......e sicuramente non invoca l'eutanasia.

venerdì 21 marzo 2014

Liebe Mama....

Quella di ieri è stata una giornata particolare. Ho ricevuto la visita di due giovani seminaristi della Congregazione dei Legionari di Cristo (http://www.legionariesofchrist.org). Sono anni ormai che io e mio marito siamo legati a loro e li sosteniamo con la nostra preghiera, e sono anni ormai che puntualmente qualcuno di loro ci viene a trovare: ci scambiamo in poco tempo idee, esperienze e progetti di vita. Sono splendidi ragazzi, nel fiore degli anni, i più provenienti dall'America Latina, che hanno negli occhi lo sguardo dello stupore di chi si affaccia alla vita, ad una vita di ascolto e di dono. Giovani belli, sorridenti, limpidi e luminosi che non disdegnano di indossare con orgoglio la veste talare o l'abito sacerdotale. Ancor prima di sposarmi confidavo sempre al Signore il desiderio di avere un giorno un figlio sacerdote, ebbene ora, tutti questi sono i figli che il Signore ha voluto donarmi! Tanti, tutti sacerdoti e non uno! Ogni giorno, come una mamma, li affido al Signore perché siano fedeli e santi nell'operare secondo la volontà del Signore nella piena adesione al Santo Padre ed al Magistero della Santa Chiesa.
 
Lo dico loro anche quando li incontro, perché non vi è nulla di più importante che la fedeltà a Gesù ed alle sue leggi e l'ho fatto anche ieri; ai due seminaristi, ho fatto presente come la mia preoccupazione, la mia vicinanza e l'affetto per loro non siano molto dissimili da quello di una mamma. Alla partenza uno di loro (che è tedesco, della Baviera dell'amato Papa Benedetto XVI) mi ha donato una medaglietta sacra ed un'immaginetta con l'effige di san Giuseppe. Dopo partiti ho letto il retro dell'immaginetta, vi aveva scritto due righe in tedesco, che iniziavano così: Liebe 'Mama' (cara mamma).........e terminavano con 'im Gebet bleiben wir verbunden'(nella preghiera restiamo uniti)........e mi sono sciolta in lacrime.......... 
  

Disapprovo!


 
 
 
 
 
 
 
 




Suor Cristina Scuccia conquista The Voice.

Suor Cristina, ma è proprio necessario?????????

mercoledì 19 marzo 2014

...e caro papà

                                                                    
                                

                              
                              Babbo              
      
Babbo, quando eravamo piccini
tu ci tenevi sui tuoi ginocchi,
non avevamo balocchi
perchè eravam poverini;
ma nella stanza oscura,
quando calava la sera
anche se la stagione era dura
facevi nascere la primavera.
Illuminavi la stanza di stelle,
di lucciole, di fiammelle,
la riempivi di fiori,
di trilli, di canti, di odori:
Gli angeli venivano a cento
avvolti nel velo del vento
e con i gigli fatati
sfioravano i nostri occhi,
ci davano sogni incantati,
facevan di noi lievi fiocchi,
fiocchi leggeri in cammino
per un viottolino di stelle........
Babbo, che nostalgia
di sedere sui tuoi ginocchi,
di sentire nel sonno
i tuoi occhi vegliarmi.
E addormentare il mio dolore,
e addormentare il mio tormento,
essere un fiocco nel vento
e un canto per il tuo cuore.
Ma se ti vengo accanto
nella casina di terra,
quella che ti rinserra
e dove sei tutto solo,
non c'è per te che il mio pianto,
non c'è per me che il tuo canto,
nel canto dell'usignolo.
 
(Lilla Lipparini) (1951/1952)

Cara mamma.......



I bambini sono gocce di Cielo venute sulla terra in missione speciale: accompagnarci nel viaggio di ritorno.  

lunedì 17 marzo 2014

Il silenzio dell'acqua

Ho potuto sperimentare, più di una volta, una sensazione alquanto singolare e piacevole, soprattutto nei luoghi della terra privilegiati dal Signore. La prima volta in assoluto mi è capitata a Lourdes, quando mi sono recata in pellegrinaggio, nel maggio del 2006. Sto parlando della sensazione del tempo che si ferma, anzi del tempo senza tempo, del tempo che non è più tempo.....ma che continua ad esistere e a scorrere, in perfetto silenzio, come l'acqua del fiume Gave.
Lourdes è una ridente cittadina ai piedi dei Pirenei, lambita dalle acque del fiume Gave e luogo di apparizioni della Vergine Maria, dal lontano 11 febbraio 1858, ad una fanciulla di nome Bernadette. L'acqua a Lourdes ha una valenza mistica: guarisce il corpo e l'anima. L'acqua di Lourdes è stata benedetta dalla Madonna e continua ad essere segno della sua presenza e della potenza santificatrice del Signore. Tutti a Lourdes, una volta arrivati alla grotta, sentono il bisogno di abbeverarsi alle fonti di acqua che sbucano dal muro che porta alla grotta. Tutti, tutti indistintamente andiamo all'acqua, beviamo, ci immergiamo totalmente nelle vasche, sentendo il richiamo della purezza che l'acqua ci può donare: la salute dell'anima e del corpo. L'acqua è segno di vita, è elemento universale di vita e ci riporta all'essenziale, al punto d'unione tra la nostra vita di peccato e quella santa e pura di Dio; ci riporta al desiderio cocente dell'anima di ritornare immacolata, all'origine, nella notte dei Tempi, nel giardino dell'Eden, allo stato di amicizia tra Dio Creatore e l'Uomo creatura. A Lourdes questo stato, alimentato dal desiderio di una guarigione, pare che si possa compiere! Qui l'acqua davvero ha la capacità di riportarci alla santità primordiale, a gustare nuovamente l'amicizia di Dio, a ridarci la vita nel corpo e nello spirito, se solo si ha la volontà di ritornare, con il sacramento della riconciliazione, a Dio. Solo così il Signore opererà un miracolo nella nostra vita: il miracolo che ci serve! Non per nulla Lourdes è luogo dove il pellegrino può accostarsi alla fonte del perdono in ogni momento lo desideri. L'acqua completerà il percorso di immersione in Dio e nella sua misericordia. A Lourdes Dio parla attraverso il silenzioso scorrere del fiume. Ciò mi ha stupita e rapita: l'acqua del Gave, passando davanti la grotta  di Massabielle, il luogo benedetto dall'apparizione, fluisce silenziosa, misteriosamente silenziosa e questo silenzio, pare faccia fermare il tempo, nonostante gli occhi percepiscano il continuo movimento verso avanti dell'acqua. Un silenzio che afferra l'anima, la fa gioire, la rapisce nel profondo. Un silenzio che immerge nell'Eterno, nell'eternità, nel Mistero, nel mistico abbraccio di Dio. Un silenzio molto eloquente, che va dritto al cuore, proprio come le parole sussurrate da Dio e trasportate dall'acqua.........    

venerdì 14 marzo 2014

Tu es Petrus!

Il ciclone che sta investendo la Chiesa Cattolica per destabilizzarla e cambiarla continua ancora la sua corsa: cardinali, fedeli cattolici, strutture mondane vogliono, sulla scia dell'entusiasmo che genera la figura del Santo Padre Francesco, passare alla storia come coloro che hanno spinto per cambiare la Dottrina, le leggi divine e sdoganato il peccato.
 
Scrive su 'Il Foglio' di ieri il giornalista Antonio Socci in un articolo dal titolo 'Il drammatico bivio di Bergoglio':
 
Francesco è davanti a un bivio: da una parte la demolizione della Chiesa a cui vogliono spingerlo poteri, logge e lobby mondane. Ma io penso (e spero) che lui sceglierà l’altra, quella del vero Concilio, di De Lubac, di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, una via gloriosamente ortodossa ed evangelica, che porta all’odio del mondo e a volte al martirio.  
 
Lo spero anch'io!
 
qui l'intero articolo

giovedì 13 marzo 2014

Mirare alto verso il cielo

L'ideale e l'azione- Penso alle illusioni dei fidanzati, dei giovani preti, dei giovani professori, ecc. L’esperienza della vita disperderà senza dubbio tutto ciò, tuttavia queste illusioni resteranno egualmente feconde come punto di partenza. Bisogna procedere dall’assoluto nel pensiero per realizzare il relativo nell’azione.
Colui che, dal principio, credesse soltanto al relativo, giungerebbe praticamente al nulla. Il dislivello tra l’ideale e l’azione essendo un fatto ineluttabile, occorre che l’ideale sia molto elevato. Senza dimenticare, anche in questo caso, le leggi della gravità e della traiettoria. L’ideale compie la funzione di alzo: coloro che hanno maneggiato armi da fuoco sanno che per colpire lontano sulla terra, bisogna mirare alto verso il cielo.
(Gustave Thibon - Il pane di ogni giorno) 

lunedì 10 marzo 2014

In memoriam

Sono profondamente scossa ed addolorata; ho saputo che ieri sera è morto, all'età di 46 anni, il Prof. Mario Palmaro: un grande testimone, cristiano esemplare, apologeta, militante per la vita ed un fedele discepolo di Gesù nel nostro tempo. Era malato da tempo di un male incurabile, sopportato con estremo coraggio ed amore. Viveva a Monza con la moglie Annamaria ed i figli Giacomo, Giuseppe, Giovanna e Benedetto. Laureato in Giurisprudenza e specializzato in Bioetica, filosofo del diritto, è stato docente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma dove insegnava Filosofia del diritto, Filosofia Teoretica, Etica e Bioetica. E’ stato anche docente, fin dalla fondazione, nella Facoltà di Bioetica dell’Università Pontificia Regina Apostolorum di Roma, presidente nazionale dell’Associazione Comitato Verità e Vita e presidente della Sezione di Monza e Brianza dell’Unione Giuristi Cattolici. Redattore della rivista 'Il Timone' ed editorialista dei quotidiani 'il Foglio' e 'Libero'. Ha condotto per dieci anni su Radio Maria la rubrica “incontri con la Bioetica”. È stato direttore generale della Fondazione Emit Giacomo Feltrinelli, ente di formazione superiore di Milano. Ha pubblicato numerosi libri in coppia con Alessandro Gnocchi.
Tempo fa scrisse queste parole così profonde che mi colpirono al cuore: «La prima cosa che sconvolge della malattia è che essa si abbatte su di noi senza alcun preavviso e in un tempo che noi non decidiamo. Siamo alla mercé degli avvenimenti e non possiamo che accettarli. La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l’uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai. Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l’amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste. Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico “piccolo piccolo”, un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa. Dunque, la malattia è un tempo di grazia, ma spesso i vizi e le miserie che ci hanno accompagnato durante la vita rimangono, o addirittura si acuiscono. È come se l’agonia fosse già iniziata, e si combattesse il destino della mia anima, perché nessuno è sicuro della propria salvezza. D’altra parte, la malattia mi ha fatto anche scoprire una quantità impressionante di persone che mi vogliono bene e che pregano per me, di famiglie che la sera recitano il rosario con i bambini per la mia guarigione, e non ho parole per descrivere la bellezza di questa esperienza, che è un anticipo dell’amore di Dio nell’eternità. Il dolore più grande che provo è l’idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età. Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia. Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l’antico duello (M.P.)».
 
Con la morte del Prof. Mario Palmaro il mondo cattolico intellettuale perde un'altra preziosissima figura che ha speso la vita per la maggior gloria di Dio. Una prece
 

giovedì 6 marzo 2014

Come una cattedrale


Per me la Quaresima è come una Cattedrale per chi ne varchi la soglia.......
Le ginocchia si piegano e l'anima si libra, sollevata ad altezze che non conosceva; e invade un senso di vastità e d'armonia, di ritrovamento di sé e di comunione con Dio e un raccoglimento profondo. Lo stile è un'estrema austerità. Ma questa austerità non è paurosa.......Anzi, altra nota, non meno importante, dello stile quaresimale è la fiducia.
Nessuna oppressione di severità nella Quaresima, bensì un continuo conforto, di divina e angelica assistenza, ci accompagna......nella costruzione di questo edificio, che è lavoro arduo, così arduo e avventuroso che si chiama combattimento spirituale. (SS. Papa Paolo VI).

mercoledì 5 marzo 2014

Io sono la mamma non il genitore uno!

 

mamma-genitore-1
Si chiama Barbara Bianchi e oggi a 'Il Giornale' dice che non credeva proprio che il suo gesto trovasse tanti sostenitori. Lei, madre poco più che quarantenne, di due gemelli di otto anni, ha corretto e postato su Facebook una foto che ha fatto il giro del web. «Io sono la mamma non il genitore uno. Capito sindaco Pisapia?», ha scritto accanto all’immagine della sua firma sul documento dell’iscrizione dei figli a scuola. Con un tratto di penna ha cancellato la dicitura “genitore 1″ e l’ha sostituita con la scritta “mamma”. L’immagine ha raccolto molti “mi piace” e condivisioni.
La signora Bianchi racconta a 'Il Giornale' di essere separata e orgogliosa di crescere da sola quei due figli. Quando ha visto quella definizione non ci ha visto più. «Cosa ho provato? Un grande fastidio. Prima ho cancellato quel “genitore 1″, poi ho scritto mamma e fatto la foto».
 
BRAVA BARBARA!!!!!!!!!

Tempi.it

In mezzo a noi peccatori....

Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – «...perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2).
Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr Lc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione.
 La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29).
 
Tutto il testo qui: http://www.vatican.va

lunedì 3 marzo 2014

Umanità non sostenibile

Da molti anni a questa parte le parole chiave in tema di ambiente, economia, società, istituzioni, politica, tecnologia, sono SVILUPPO SOSTENIBILE e SOSTENIBILITA'.  La definizione oggi ampiamente condivisa di sviluppo sostenibile è quella in cui esso viene definito un processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali. Tale processo lega, in un rapporto di interdipendenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali alla dimensione economica, sociale ed istituzionale, al fine di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni, evitando di compromettere la capacità delle future di soddisfare i propri. In questo senso la sostenibilità dello sviluppo è incompatibile in primo luogo con il degrado del patrimonio e delle risorse  naturali ma anche con la violazione della dignità e della libertà umane, con la povertà ed il declino economico, con il mancato riconoscimento dei diritti e delle pari opportunità.

Potrebbe sembrare un bel programma a tutela dell'essere umano e del mondo in cui vive, invece tale ideologia sta portando l'intera umanità verso il baratro, concentrata sull' obiettivo di preservare la natura dall'opera nefasta dell'uomo e rendere quest'ultimo schiavo della propria delirante mania di ergersi a padrone della vita. Infatti l'ideologia che alimenta la teoria dello sviluppo sostenibile ha portato l'umana famiglia a sostenere l'aborto, la contraccezione, la fecondazione in vitro, l'eutanasia dei vecchi e dei bambini ammalati, le unioni gay con relative adozioni, gli uteri in affitto, la campagna di aborto e sterilizzazione di massa nei Paesi in via di sviluppo, l'eugenetica, la politica del figlio unico, la soppressione degli embrioni di sesso femminile: un iter che minaccia seriamente la dignità e la vita degli esseri umani soprattutto dei più deboli.
Tutto questo per dirvi che il Parlamento inglese ha presentato una proposta di legge che ha come scopo quello di togliere o limitare l’assistenza sanitaria alle persone anziane perchè hanno vissuto già abbastanza ed hanno ricevuto cure più adeguate nel corso della loro esistenza e perché  continuare a prendersi cura di loro con medicinali e visite mediche sarebbe uno sperpero di denaro pubblico. A conti fatti meglio l’abbandono terapeutico quando l’anziano non è più “un beneficio per la società più ampia” – così si legge nella bozza - perché non solo non è più in grado di produrre, ma addirittura consuma risorse a scapito delle generazioni più giovani che hanno invece tutto il diritto di godersi ancora la vita. I parlamentari della suddetta proposta hanno preso spunto dal pensiero del giurista e filosofo inglese Jeremy Bentham (1748-1832) il quale affermava che occorre perseguire la «massima felicità per il massimo numero di persone», anche a costo di sacrificare sull’altare del beneficio di molti la “felicità” di alcuni.

Di fatto, se tale proposta venisse accettata si realizzerebbe l'eugenetica di Stato, promossa per motivi di bilancio, che trasformerebbe la persona anziana e malata in un rifiuto da rottamare, un'umanità non più sostenibile, non più ecocompatibile con le casse statali. Nuove frontiere dell'eugenetica che hanno lasciato i dittatori passati e presenti indietro di millenni! I politici inglesi (e tutti i ricchi) anche se ultrasettantenni e malati potranno dormire sonni tranquilli non saranno loro a doversi preoccupare, tra il tempo perso a far finta di governare gli Inglesi e quello di spremersi le meningi per partorire simili scelleratezze, hanno avuto il modo di gonfiarsi il portafoglio, a scanso di ogni equivoco.........
per tutti gli altri: vietato invecchiare ed ammalarsi!
Uomo avvisato.....mezzo salvato!